On line il numero 7/2016 di “Nazioni e Regioni”

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Con l’uscita del numero 7/2016 “Nazioni e Regioni”, disponibile qui in open access in versione Pdf, entra nel suo terzo anno di vita presentando una rivista consolidata che utilizza il sistema di referaggio doppio esterno anonimo. Per celebrarlo ci presentiamo con una nuova veste grafica e, grazie alla collaborazione e disponibilità della “New Left Review”, la sezione “Testi” offre un inedito in italiano di Benedict Anderson, “Nazionalismo occidentale e nazionalismo orientale. Sono davvero diversi?”. Partendo da Taiwan, l’articolo sviluppa una serie di riflessioni sulla storia dei nazionalismi di tipo creolo, ufficiale, linguistico e a lunga distanza in Asia e in Europa, e sulle loro implicazioni per la Cina. Dopo una indagine comparata di vari esempi e modelli di queste varietà di nazionalismi, viene sostenuto che una netta e inequivocabile distinzione tra nazionalismo asiatico ed europeo è priva di qualsivoglia validità scientifica. Nella sezione “Rassegne e Dibattiti” pubblichiamo invece il testo di Katarzyna Stoklosa “Il processo di abbattimento e di ripristino delle frontiere in Europa“.

Grande varietà tematica e disciplinare in questo numero per quanto riguarda la sezione “Studi”:

- Fabio De Leonardis, NAZIONALIZZARE KAZAN’: ARCHITETTURA E NAZIONALISMO TATARO NELLA CAPITALE DEL TATARSTAN (1991-2010). Alla fine degli anni Ottanta in Tatarstan si diffuse e divenne egemonico un discorso politico nazionalista incentrato sulla necessità della riaffermazione culturale della ‘nazione tatara’ e sulla rivendicazione di una maggiore autonomia e sovranità. L’articolo mostra come la leadership repubblicana abbia cercato con successo di appropriarsene selettivamente, onde da un lato dare legittimità alla richiesta di una maggiore autonomia da Mosca, alle nuove istituzioni e al proprio sistema di potere, dall’altro estromettere i nazionalisti più radicali. L’articolo si focalizza in particolare sul ruolo cruciale svolto in questi sviluppi dal rimodellamento del paesaggio urbano e architettonico di Kazan’, e su come la sua conseguente, parziale ‘tatarizzazione’ sia stata il risultato di un compromesso tra le istanze nazionaliste tatare e la necessità di evitare lo scontro con Mosca e con la popolazione ‘etnicamente russa’ della repubblica.

- Marie-Ange Grégory, PROVINCE/DIPARTIMENTI VS. REGIONI: LA CONTROVERSIA SUL LIVELLO INTERMEDIO IN ITALIA E FRANCIA. Le politiche di riduzione della spesa pubblica condotte a partire dalla crisi finanziaria del 2008 hanno funto da fattori scatenanti di tutta una serie di riforme territoriali in Europa. Se il potere regionale è più marcato in Italia che in Francia, la questione della struttura territoriale reticolare si è posta in termini simili. Questo articolo ritorna sugli argomenti della controversia sulla soppressione del livello intermedio (province e dipartimenti) e sulla natura dei blocchi politici che contribuiscono alla sua conservazione (perlomeno come circoscrizione statale).

- Matthias Scantamburlo, PARTITI E AUTODETERMINAZIONE IN SÜDTIROL/ALTO ADIGE: COMPETIZIONE ETNICA E STRATEGIE DEI PARTITI TRA AUTONOMIA E SECESSIONE. Dalla chiusura della vertenza sulla «questione sudtirolese» nel 1992, la politica etnica in Alto Adige/Südtirol ha subìto profondi cambiamenti. Il sistema consociativo, implementato per attenuare tendenze centrifughe, da allora ha iniziato a perdere il proprio equilibrio a causa delle pressioni secessioniste provenienti dall’arena intra-etnica tedesca. Adottando una prospettiva strategica verso l’autodeterminazione, il presente contributo analizza l’evoluzione delle strategie dei partiti etnoregionalisti sudtirolesi sulla dimensione territoriale ed europea della competizione elettorale. In linea con le nuove ricerche sulle strategie dei partiti viene dimostrato che i partiti etnici non solo possiedono le capacità strategiche di assumere posizioni riguardo a diverse dimensioni della competizione, ma anche di riformularle in chiave nuova. Mentre la saliente competizione etnica in Sudtirolo ha portato ad un nuovo frame territoriale, il consenso proeuropeo ha assunto le sembianze di un conflitto posizionale.

- Marta Villaseca-Soler e Javier Contreras-Becerra, EMIGRAZIONE ANDALUSA E NAZIONALISMO: IL PSA IN CATALOGNA (1976-1984). Le origini dell’estinto Partido Andalucista (PA) risalgono al 1965. Negli anni Settanta gli andalusisti promossero l’autogoverno per l’Andalusia ed elaborarono una proposta basata sulle idee di Blas Infante, la teoria della dipendenza, il socialismo autogestionario e il personalismo cristiano. Dopo la costituzione del PSA si estesero in Catalogna in un contesto politico molto complesso. Con l’obiettivo di rappresentare gli interessi degli immigrati andalusi, si presentarono con successo nelle elezioni catalane del 1980.

Il numero si completa con le recensioni dei libri di Robert D. Crews, “Afghan Modern: The History of a Global Nation”; Uxío-Breogán Diéguez Cequiel, “Nacionalismo galego aquén e alén mar. Desarticulación, resistencia e rearticulación (1936-1975)”, Géraldine Galeote, Maria Llombart Huesca e Maitane Ostolaza (eds.), “Emoción e identidad nacional: Cataluña y el País Vasco en perspectiva comparada”, Deborah Paci, “Corsica fatal, Malta baluardo di romanità. L’irredentismo fascista nel mare nostrum (1922-1942)”, Ron Palenski, “The Making of New Zealanders” ed Enric Pujol e Queralt Solé (eds.), “Una memòria compartida. Els llocs de memòria dels catalans del nord i del sud”.

 

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Nazioni e Regioni, Call for papers 9/2017

La data entro la quale consegnare le rassegne e i saggi per la sezione “Studi” per il n. 9 della rivista “Nazioni e Regioni” (giugno 2017), è fissata per il 31 gennaio 2017 mentre per le sezioni “Rassegne e Dibattito” e “Recensioni” la data di consegna è il 15 aprile 2017.

La redazione prende in considerazione per la sezione “Studi” contributi che analizzino questioni teoriche relative al fenomeno nazionalista e regionalista, indagini sullo stato dell’arte degli studi dedicati a casi specifici, ricerche su aspetti concreti della costruzione nazionale analizzata da diverse prospettive disciplinari e singoli casi di studio.

La sezione “Rassegne e Dibattiti” ospita interventi relativi ai temi trattati nella rivista o d’interesse per questa e rassegne bibliografiche come strumento di dialogo tra studiosi della questione nazionale.

Oltre che in italiano, si accettano contributi in inglese, spagnolo, francese, russo, catalano. I saggi proposti verranno sottoposti a una procedura di peer review anonima e, qualora accettati, verranno tradotti in italiano dalla redazione.

I contributi dovranno essere conformi alle norme editoriali della rivista:

http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

info: nazionieregioni@gmail.com

 

The deadline for the delivery of the articles and book files to be published in the “Studies” section of the seventh issue of “Nazioni e Regioni” (June 2017) is the 31 January, 2017. As regards the texts for the “Reviews and debates” and “Bibliographical notes” sections, the deadline for their delivery is 15 April 2017.

The journal accepts contributions that analyze theoretical questions related to nationalism and regionalism, enquiries on the current situation of the study of specific cases, researches on concrete aspects of national construction analyzed from different scientific angles. Apart from Italian, the journal will accept contributions also in English, Spanish, French, Russian, Catalan. The submitted articles will go through an anonymous peer review procedure and, if accepted, will be translated into Italian by the editors.

The contributions must follow the editorial guidelines of the journal:

http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

e-mail: nazionieregioni@gmail.com

 

La date limite pour la livraison des articles et des fiches de livres à publier dans la section “Etudes” du sixième numéro de « Nazioni e Regioni » (juin 2017) est fixée au 31 janvier 2017. Pour les textes des sections “Comptes-rendus et débats” et “Notes bibliographiques” la date limite est fixée au 15 avril 2017.

On accepte des contributions qui analysent des questions théoriques relatives au phénomène nationaliste et régionaliste, des états de la recherche ajournées sur les études des cas spécifiques, des recherches sur des aspect concrets de la construction nationale, analysés de différentes perspectives disciplinaires. La revue acceptera des contributions en italien, anglais, espagnol, français, russe, catalan. Les articles proposés seront soumis à une remise en question, et au cas où il seraient acceptés, ils seront par la suite traduits en italien par les éditeurs.

Les contributions devront respecter les normes éditoriales de la revue :

http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

e-mail: nazionieregioni@gmail.com

Nazioni e Regioni, Call for papers 8/2016

NeRe-testata

[ITA]

La data entro la quale consegnare i saggi per la sezione “Studi” e i testi per la sezione “Rassegne e Dibattiti” per il n. 8 della rivista “Nazioni e Regioni” (dicembre 2016), è fissata per il 30 giugno 2016 mentre per le “Recensioni” la data di consegna sarà il 30 ottobre 2016.

La redazione prende in considerazione per la sezione “Studi” contributi che analizzino questioni teoriche relative al fenomeno nazionalista e regionalista, indagini sullo stato dell’arte degli studi dedicati a casi specifici, ricerche su aspetti concreti della costruzione nazionale analizzata da diverse prospettive disciplinari e singoli casi di studio. I saggi proposti, di lunghezza non superiore alle 9.000 parole, saranno sottoposti a una procedura di peer review doppia anonima.

La sezione “Rassegne e Dibattiti” è invece uno spazio dedicato alla presentazione di un dibattito in corso (teorico, culturale, politico) e alla critica contestuale di opere di recente pubblicazione ritenute di particolare interesse interpretativo o teorico con l’obiettivo di favorire il dialogo e l’incontro tra idee e opinioni diverse in merito a determinati argomenti, articoli, recensioni, ecc. I contributi di tale sezione, di lunghezza non superiore alle 4.000 parole, saranno sottoposti a valutazione interna da parte della redazione.

“Nazioni e Regioni” si pubblica in italiano. La rivista accetta anche contributi in inglese, spagnolo, francese, russo e catalano la cui traduzione sarà a cura della redazione. I contributi dovranno essere conformi alle norme editoriali della rivista scaricabili in pdf presso il seguente link: http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

 Per ulteriori informazioni potete contattare la Redazione: nazionieregioni@gmail.com

[ENG]

The deadline for the delivery of the articles for the “Studies” (Studi) section and the texts for the “Reviews and Debates” (Rassegne e Dibattiti) section to be published in the eighth issue of “Nazioni e Regioni” (December 2016) is set on June 30th, 2016. As regards the book reviews, the deadline for their delivery is October 30th, 2016.

The journal accepts contributions that analyze theoretical questions related to nationalism and regionalism, enquiries on the current situation of the study of specific cases, researches on concrete aspects of national construction analyzed from different scientific angles. The submitted articles, whose length must not exceed 9,000 words, will go through an anonymous peer review procedure.

The “Reviews and Debate” section is a space devoted to the presentation of an ongoing debate (whether theoretical, cultural or political), and to the attendant critique of recently published works which are deemed of particular theoretical or interpretive interest, in order to favour the dialogue and the cross-fertilization of different ideas and opinions on specific issues, articles, reviews, etc. The contributions submitted for this section, whose length must not exceed 4,000 words, will go through a procedure of internal evaluation by the editorial staff.

The journal is published in Italian, but it will accept contributions also in English, Spanish, French, Russian, Catalan. The texts will be translated by the editorial staff. The contributions must follow the editorial guidelines of the journal, which are available on the following link http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278  .

For further information, please contact the editorial staff at the address: nazionieregioni@gmail.com

[FRA]

La date limite pour la livraison des articles pour la section « Etudes » (Studi) et des textes pour la section « Revues et débats » (Rassegne e Dibattiti) à publier dans le huitième numéro de « Nazioni e Regioni » (décembre 2016) est fixée au 30 juin 2016. Pour les comptes-rendus la date limite est fixée au 30 octobre 2016.

On accepte des contributions qui analysent des questions théoriques relatives au phénomène nationaliste et régionaliste, des états de la recherche ajournées sur les études des cas spécifiques, des recherches sur des aspect concrets de la construction nationale, analysés de différentes perspectives disciplinaires. Les articles proposés, dont la longueur ne devra pas excéder les 9000 mots, seront soumis à une remise en question par des pairs anonymes.

La section « Revues et débats » est un espace réservé à la présentation d’un débat en cours (soit-il théorique, culturel ou politique) et à la critique contextuelle d’œuvres récemment publiées et considérées particulièrement intéressantes du point de vue de la théorie ou de l’interprétation, afin de favoriser le dialogue et la rencontre d’idées et opinions différentes par rapport à certains arguments, articles, comptes-rendus, etc. Les contributions à cette section, dont la longueur ne devra pas excéder les 4000 mots, seront soumises à une évaluation par la rédaction.

La revue est publiée en italien, mais on accepte aussi des contributions en anglais, espagnol, français, russe, catalan. Les articles acceptés seront traduits en italien par les rédacteurs. Les contributions devront respecter les normes éditoriales de la revue, qu’on pourra trouver ici http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278  .

Pour tout autre information, contactez la rédaction à l’adresse e-mail: nazionieregioni@gmail.com

On line il n. 6/2015 di Nazioni e Regioni

Disponibile on-line in versione PDF il sesto numero di Nazioni e Regioni, la rivista di studi e ricerche sulla comunità immaginata editata da Caratteri Mobili e patrocinata dai Dipartimenti di Scienze Politiche e DISUM dell’Università degli Studi di Bari.

Questo numero era in corso di ultimazione quando abbiamo appreso dell’improvvisa scomparsa di Benedict Anderson, studioso di origine anglo-irlandese e specialista del SudEst asiatico, ma soprattutto autore di Comunità immaginate, saggio che ha aperto una nuova era nello studio dei nazionalismi e che è stato la principale fonte di ispirazione per il lavoro di tutti i membri della redazione di Nazioni e regioni – Studi e ricerche sulla comunità immaginata, tanto da essere citato nel sottotitolo della rivista. Non è esagerato dire che se non fosse stato per gli spazi di ricerca aperti dalle sue intuizioni teoriche molti/e di noi non avrebbero mai intrapreso questo campo di studi. Il suo impegno politico e la sua statura intellettuale sono e saranno sempre per noi un esempio. Alla sua memoria dedichiamo quindi il presente numero.

In questo numero:

Studi

•Alessandro Celi, Una crisi internazionale. L’annessionismo valdostano tra censure, rimozioni e nuove ipotesi di ricerca

•Arnau Gonzàlez i Vilalta, “L’indipendenza è un mezzo, non un fine”. Il consolidamento dell’indipendentismo catalano giovanile di sinistra: la JERC (1994-2015)

•Tudi Kernalegenn, I numeri del regionalismo: oggettivazione, immaginazione e cognizione

•Miguel Ángel del Río Morillas, Acción Regional e López Rodó: il “regionalismo bien entendido” di Alianza Popular (1976-1977)

Testi

•Stefan Berger, Dalle isole inglesi alla storia di quattro nazioni. Una prospettiva comparata sulla storiografia nazionale in Gran Bretagna

Rassegne e Dibattiti

•Jorge Cagiao y Conde, Il futuro politico della Catalogna (a proposito di un recente volume a cura di Laura Cappuccio e Gennaro Ferraiuolo)

Recensioni
Abstracts
Note biografiche sugli autori

link diretto al numero: Nazioni e Regioni 6/2015

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Nazione e nazionalismi. Teorie, interpretazioni, sfide attuali

Call for Papers degli incontri di Monte Ripido.

Perugia, 15-17 settembre 2016

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso i temi della nazione e nel nazionalismo sono stati oggetto, soprattutto nell’area culturale anglosassone, di ricerche storiche e interpretazioni scientifiche particolarmente originali e innovative, che in alcuni casi hanno innescato un ampio dibattito intellettuale. Questa ondata di studi era stata stimolata da un’attualità politica che aveva riproposto – in alcuni casi drammaticamente – l’importanza delle appartenenze o identità di tipo nazionale, dopo che queste ultime erano state considerate residuali o soggette ad un progressivo indebolimento. Come in via di scomparsa, prima che tornasse centrale sulla scena politica internazionale, era considerata la forma politico-istituzionale dello Stato-nazione.

A distanza di vent’anni da quella stagione particolarmente fertile, nazione e nazionalismo – nei loro rapporti con la democrazia e lo Stato – sembrano ancora occupare la scena storica e influenzare la lotta politica. Ma sembra essersi affievolito l’interesse degli studiosi nei loro confronti. Sembra essere venuta meno la capacità di questi ultimi di offrirne interpretazioni innovative o in grado di spiegarne gli sviluppi, le trasformazioni e il ruolo nell’età contemporanea.

Probabilmente è venuto il momento di rimettere mano ad un lavoro critico-analitico su questi temi, che tenga conto di come è andato evolvendosi il quadro storico mondiale. C’è altresì la necessità di rileggere, per sottoporle ad una verifica empirico-concettuale, le letture avanzate, in particolare verso la metà degli anni Ottanta del Novecento, da studiosi quali E. J. Hobsbawm, B. Anderson, A. D. Smith, E. Gellner. Le loro interpretazioni in alcuni casi possono essere considerate “classiche”, ma passati ormai trent’anni e più dalle loro formulazioni originarie può risultare utile offrirne una rilettura o revisione critica. C’è infine bisogno – visto il fiorire negli ultimi anni, in Europa e nel mondo, di partiti e movimenti che si richiamo al sentimento di appartenenza nazionale in polemica con la globalizzazione e i suoi effetti omologanti nonché con il fenomeno europeo (ma non solo) delle grandi migrazioni internazionali – di analizzare in che modo questi due concetti o categorie, nazione e nazionalismo, incidono e si presentano sulla scena storico-politica contemporanea.

Per fare ciò c’è naturalmente bisogno di non perdere il contatto con quella lunga tradizione di studi, riflessioni e ricerche che con i temi della nazione e del nazionalismo si è lungamente misurata traOttocento e Novecento, sviluppando approcci e chiavi di lettura che ancora oggi – purché meditati criticamente – possono risultare di grande utilità analitica. Cercare di spiegare come oggi si possano declinare e interpretare il concetto di nazione e il fenomeno del nazionalismo impone dunque una riflessione su come essi sono stati interpretati e concepiti nel passato da una schiera di dottrinari e studiosi, le cui elaborazioni – per essere a loro volta considerate classiche – non possono per questo essere giudicate superate o meritevoli di un interesse meramente erudito o accademico. Il tema ha certamente una valenza storico-scientifica, ma non se possono trascurare le sue ricadute sul piano dell’attualità politica.

Il convegno, promosso dalla “Rivista di Politica” e da “Storia del pensiero politico”, riprende la formula seminariale e interdisciplinare di quello organizzato a Perugia nell’ottobre 2013 sul tema “Il realismo politico. Figure, teorie, prospettive di ricerca” (i cui Atti sono stati pubblicati dall’editore Rubbettino nel dicembre 2014). Ai partecipanti viene richiesto di presentare – e di sottoporre a discussione – interventi e contributi all’interno delle diverse sezioni sulla base delle quali verranno organizzati i lavori. Ne sono state individuate CINQUE, secondo un ordine che è storico-cronologico e tematico-concettuale.

1. Nazione e nazionalismo nella storia del pensiero politico: autori e correnti Questa sezione è dedicata – in una chiave di storia delle idee – al modo con cui il fenomeno nazionale e il concetto di nazione sono stati letti, in Europa e in America, dal romanticismo, dalla tradizione risorgimentale italiana, dalle diverse correnti ideologiche dell’Ottocento (liberalismo, socialismo, conservatorismo), dal marxismo nelle sue diverse articolazioni ideologiche, dal pensiero d’ispirazione cristiana, dal fascismo e in generale dalla varie culture della destra otto-novecentesca. Non si tratta di presentare riassunti di posizioni e teorie già ampiamente studiate nel corso dei decenni, ma di rivisitare criticamente alcuni dibattiti o dottrine per valutare in che misura possono essere considerati ancora attuali dal punto di vista critico-analitico.

2. La nazione e le scienze sociali In che modo i classici della sociologia e delle scienze umane otto-novecentesche (da Max Weber a Marcel Mauss, da Robert Michels a Edward Carr) hanno affrontato il tema della nazione e del nazionalismo, avviando di fatto lo studio in chiave scientifica di questi fenomeni.

3. Nazione e identità nazionale: il caso storico dell’Italia In che modo l’Italia si è rapportata, nel corso della sua storia più o meno recente, con il tema della nazione. La tradizione degli studi storico-politici e politico-sociali italiani può rappresentare un utile caso di studio per capire come si è sviluppata tra Ottocento e Novecento la questione dell’identità nazionale. In questa sezione si tratta di approfondire criticamente i lavori classici di autori del periodo risorgimentale e di storici del Novecento quali Federico Chabod, Carlo Curcio e Mario Albertini. Si potranno altresì affrontare i diversi modi in cui è stata pensata l’Italia dalle singole culture politiche o da pensatori e dottrinari quali Gioacchino Volpe, Giovanni Gentile, Antonio Gramsci, per arrivare fino ai giorni nostri, con particolare attenzione ai dibattiti in materia che si sono sviluppati soprattutto negli anni Novanta del secolo scorso (come ad esempio quelli stimolati dai lavori di Gian Enrico Rusconi, Ernesto Galli della Loggia, etc.).

4. Teorie contemporanee sulla nazione: una rilettura critica In questa sezione si intende rileggere i contributi teorici elaborati – in particolare negli anni Settanta e Ottanta del Novecento – da autori e studiosi quali E. Hobsbawm, J. Breully, B. Anderson, E. Gellner, Anthony D. Smith, ecc. Si è trattato di una stagione di ricerca particolarmente creativa, che merita – trascorsi trent’anni e più da essa – di essere ripensata criticamente nelle sue risultanze scientifico-intellettuali.

5. Pensare la nazione, oggi In questa sezione conclusiva – di taglio più teorico-propositivo – si vorrebbe sviluppare il tema della nazione e del nazionalismo nel contesto dell’attualità storica, alla luce cioè dei cambiamenti e delle trasformazioni che hanno investito in mondo nel corso dell’ultimo ventennio. I nodi storico-politici e concettuali da affrontare sono quelli relativi al rapporto tra nazione e violenza, nazione e populismo, al diffondersi di una prospettiva cosiddetta post- nazionale (come teorizzata da J. Habermas e U. Beck), alla relazione tra nazione e integrazione europea, alla sfida posta dagli attuali e sempre più prepotenti flussi migratori. Altri possibili argomenti da sviluppare in questa sezione: Nazione senza Stati o Stati senza nazione, lo Stato pluri- o multinazionale, etnicità e nazione, la nazione come formula di legittimazione dei gruppi dirigenti, la nazione dal punto di vista delle relazioni internazionali, il superamento dell’idea di nazione nella logica degli ordinamenti sovranazionali etc.

Il convegno verrà aperto da una prolusione del prof. Pierre Manent (Ècole des Hautes Ètudes en Sciences Sociales) sul tema: “L’idea di nazione e il futuro storico dell’Europa”.

Il Comitato organizzatore: Alessandro Campi (Università di Perugia) Stefano De Luca (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli) Francesco Tuccari (Università di Torino)

 

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE:

Chi fosse interessato a partecipare all’evento – coordinato dal prof. Stefano De Luca – può inviare una propria proposta di intervento (sotto forma di abstract) entro e non oltre il 31 gennaio 2016 al seguente indirizzo: stefano.deluca@unisob.na.it (e obbligatoriamente, per conoscenza, a direttore@istitutodipolitica.it).

I contributi presentati al convegno – elaborazioni originali e non riadattamenti di materiali utilizzati o pubblicati altrove – dovranno pervenire allo stesso indirizzo, in vista della loro raccolta in volume, entro e non oltre il 31 marzo 2017.

Tutti i contributi pervenuti saranno sottoposti a peer review. La pubblicazione degli Atti è prevista per il dicembre 2017 per i tipi dell’Editore Rubbettino.

STRUTTURA DEL CONVEGNO

Il convegno si articola in 5 sessioni.

In ognuna di esse sono previsti sei-sette interventi, della durata media di circa 20 (venti) minuti. Alle relazioni segue la discussione. La tendenza è a concentrare al massimo gli interventi (che dunque non potranno essere letti in versione integrale) in modo da favorire la discussione e da dare a tutti i partecipanti la possibilità di presentare i propri lavori, di illustrarli in forma sintetica e di portare all’attenzione dei presenti le proprie tesi e argomentazioni sui singoli temi affrontati.

L’irredentismo fascista nel Mediterraneo occidentale

LibroPaci

 

Oggi Malta è un paese sovrano dell’Unione Europea di cui nessuno si sogna di mettere in discussione l’indipendenza nazionale. La Corsica ha sviluppato durante la seconda metà del XX secolo un movimento nazionalista le cui tendenze autonomiste e indipendentiste hanno conquistato il governo della Collettività Territoriale Corsa nelle ultime elezioni regionali francesi. Lontano in tutti i sensi appare il tempo storico in cui Malta e la Corsica furono oggetto del desiderio dell’irredentismo fascista italiano.

Sin dai primi anni Venti Mussolini avviò una campagna di rivendicazioni territoriali nei confronti delle «terre irredente», ossia quei territori ritenuti italiani sotto il profilo storico e culturale ma fuori dei confini d’Italia. Malta e la Corsica furono al centro delle mire espansionistiche dell’Italia fascista nel Mediterraneo. Gli intellettuali del regime furono chiamati ad addurre ragioni linguistiche, storiche e culturali per avvalorare l’idea dell’italianità di còrsi e maltesi: l’intento era quello di persuadere le popolazioni delle due isole ad appoggiare il progetto annessionista fascista. In questo contesto il regime dovette misurarsi con gli attori istituzionali e religiosi che si trovavano in loco. I programmi fallirono miseramente e – fatta eccezione per uno sparuto gruppo di filofascisti maltesi e còrsi – la maggioranza della popolazione restò indifferente, se non ostile ai richiami all’italianità dei fascisti. Ma quali furono le strategie messe in opera dal regime? Su quali argomenti fece leva la propaganda irredentista? Qui le questioni al centro della ricerca di Deborah Paci in Corsica fatal, Malta baluardo di romanità. L’irredentismo fascista nel mare nostrum (1922-1942), Firenze, Le Monnier, 2015.

L’autrice è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito di un progetto sviluppato con la Södertörns Högskola di Stoccolma. È attualmente condirettrice della collana «Tracce. Percorsi internazionali di storia contemporanea» (Unicopli) e cofondatrice/direttrice della rivista «Diacronie. Studi di storia contemporanea».

Per Info:  http://www.mondadorieducation.it/libro/deborah-paci/corsica-fatal-malta-baluardo-di-romanita-/120900046374

Manuale d’indipendenza in chiave sarda

LibroSedda2015

 

S’intitola “Manuale d’indipendenza nazionale. Dall’identificazione all’autodeterminazione”, Edizioni Della Torre, il nuovo libro di Franciscu Sedda, docente di Semiotica all’Università di Roma Tor Vergata e segretario nazionale del Partito dei Sardi. La tesi del libro è che per riscoprire il valore dell’indipendenza sia necessario recuperare quello della bontà, da intendersi come approccio dialogante e disteso, il quale si pone come aspirazione per processi trasformativi democratici e pacifici. Con la contrapposizione frontale, dice Sedda, difficilmente si potrà far vedere la prospettiva dell’indipendenza a chi oggi è scettico o diffidente verso questa strada. Un approccio più laico e aperto potrà essere invece la via per raggiungere quell’unità propria di altre esperienze europee come la scozzese e la catalana. L’unità di spirito e di proposte dei sardi nei confronti del governo nazionale deve vedersi innanzitutto nelle rivendicazioni di autonomia e di concreto cambiamento. Per farlo, secondo Sedda, bisogna misurarsi con il problema del governo anche in coabitazione con le forze politiche nazionali, in modo da farsi trovare pronti nel momento della responsabilità diretta. Un approccio all’indipendentismo che si potrebbe definire riformista, credibile e responsabile, in vista dell’inclusione in un progetto più vasto che non sia quello dell’Unione Europea della burocrazia e del rigorismo, ma un continente senza Stato o Nazioni dove non esistano barriere e ci siano solo i popoli autodeterminati.

Storia, mito e immaginario della patria euskaldun

El peso de la Identidad

Fernando Molina Aparicio e José Antonio Pérez Pérez, El peso de la identidad: mitos y ritos de la historia vasca, Madrid, Marcial Pons, 2005.

Esiste in Euskadi un conflitto strutturale tra memoria e ricerca storica? Per rispondere a tale domanda e per un generale approfondimento della questione basca, può risultare di grande utilità il testo curato da Fernando Molina Aparicio e Antonio José Pérez Pérez, El peso de la identidad: mitos y ritos de la historia vasca, Madrid, Marcial Pons, 2005.

Un’opera che prende stimolo dai lavori del “Grupo de investigación del sistema universitario vasco de historia política y social del País Vasco contemporáneo” (diretto da Luis Castells) e che si propone di definire, anche attraverso lo specifico progetto di ricerca “El proceso de nacionalización española en el País Vasco contemporáneo (1808-1980): giro local y conflicto nacional”, il discorso nazionalista basco e i miti capaci di generarne il successo.

L’opera collettanea analizza la nazionalizzazione dei Paesi Baschi dalla restaurazione alla transizione, interpretando la selezione di miti e simboli del passato euskaldun. Un lavoro che valorizza un approccio tradizionale della ricerca, posponendo il “giro lingüístico” storiografico a una diversa e più razionale riflessione storica e politica. In questo caso, come si rileva nella prefazione dei Curatori, non era stato adeguatamente studiato il “franquismo sociológico” che ha governato la società basca per oltre quattro decadi, così come l’immaginario basco non centrato nel discorso nazionale e anteriore alla Guerra Civile (e quindi i meccanismi clientelari anteriori e contemporanei alla dittatura franchista o successivi alla transizione).

Una situazione resa più difficile, per gli Autori, dall’uso strumentale della memoria, a detrimento della ricerca storica. In particolare, secondo i C. dell’opera, la memoria costruita nel tempo autonomista avrebbe dotato (ma in modo arbitrale) la frammentata storia dei baschi di “unità narrativa” e significato. La narrativa storica non fu quindi appannaggio, nel caso basco, degli storici; essendo dibattuta sul piano sociologico, antropologico e letterario (un’impostazione multidisciplinare che gli A. considerano maggiormente condizionata dalla volontà politica).

La riflessione storica basca sarebbe pertanto sminuita da una considerazione sentimentale dei fatti, a tratti immatura, a tratti soggetta a logiche editoriali. Un’impostazione interessante, sebbene in parte subordinata a quello stesso sentimentalismo storico di cui si fa oggetto la letteratura basca non universitaria; non considerando la selezione basca dei simboli nazionali come parte di una più generale e universale costruzione identitaria. Tale aspetto non può del resto sminuire il valore di un’opera ragionata e necessaria, capace certamente di soddisfare le aspettative dei lettori.

LaPatriaSoñadaPORTADA

Santiago De Pablo, La Patria Soñada: Historia del nacionalismo vasco desde sus orígenes hasta la actualidad, Madrid, Biblioteca Nueva, 2015.

Il testo di Santiago De Pablo La Patria Soñada. Historia del nacionalismo vasco desde sus orígenes hasta la actualidad, ripercorre le tappe più salienti nella costruzione dell’identità nazionale basca contemporanea. Si tratta di un’opera di sintesi, che pretende divulgare l’evoluzione nazionalista a 16 anni dalla pubblicazione de El Pendulo Patriotico: Historia del Partido Nacionalista Vasco, raccogliendo le novità interpretative emerse negli ulltimi anni.

In questo senso l’Autore che, insieme a Ludger Mees, scrisse uno dei più affermati manuali sul nazionalismo basco, torna a trattare la patria euskaldun in un contesto politico profondamente mutato (che cerca di lasciarsi alle spalle la violenza politica), riconoscendo la rottura rappresentata da Sabino Arana e allo stesso tempo l’esistenza di una precedente identità basca, parallela e speculare a quella spagnola.

Il lettore verrà così introdotto all’interno del mondo nazionalista attraverso un testo agevole e di facile lettura che, prescindendo delle note a piè di pagina, non rinuncia per questo al rigore scientifico della ricerca storica. I riferimenti documentali si possono del resto trovare nella bibliografia finale, arricchita da una filmografia essenziale sulla questione basca.

Anche la letteratura e la filmografia aiutarono a definire infatti l’immaginario collettivo e simbolico del nazionalismo, integrando, come illustrato dal testo, il simbolismo dei Fueros o quello generato attorno alla figura di Sabino Arana.

Sul piano narrativo la storia nazionalista si dispiega dalle origini araniste secondo quel “pendolarismo”, tra autonomismo e indipendentismo, che caratterizzò la strategia più o meno cosciente del nazionalismo basco e del suo referente politico principale; riguardando la vicenda umana e politica di Sabino Arana, l’affermazione del PNV fino alla dittatura di Primo de Rivera, le polemiche interne al mondo nazionalista, la Guerra Civile, l’esilio, la nascita dell’ETA e la difficile transizione post-franchista, rallentata e delegittimata da una persistente e generalizzata violenza politica.

In questo senso, in un contesto non sempre attento agli sviluppi della ricerca (ma dominato da una letteratura storica molto partigiana), tale opera può senza dubbio contrastare un deficit di tipo conoscitivo, ma anche, come opera posteriore all’abbandono delle armi da parte dell’ETA, aiutare a riflettere e comprendere il processo di pace in corso in Euskadi.

Stato e nazione in Afghanistan

AfghanModern
Per molti, l’Afghanistan è un paese divelto da rivalità tribali e apparentemente rimasto fermo nel tempo e abbandonato dal mondo. In Afghan Modern Robert Crews rovescia questo stereotipo e mostra invece le connessioni tra l’Afghanistan e il resto del mondo. Focalizzandosi sull’emergere di uno stato afghano in un milieu imperiale, l’autore mostra come il formarsi della nazione afghana sia stato invece parte integrante di una serie di processi globali, smentendo lo stereotipo degli afghani come mere pedine nel Grande Gioco delle potenze europee e dell’Afghanistan come “regno eremita”. Per ulteriori informazioni è possibile consultare la scheda del libro presso il sito dell’Harvard University Press.

 

Alcuni studi comparativi Catalogna-Euskadi

DecirNación

Presentiamo due nuove uscite editoriali che, pur nella loro diversità, hanno in comune una visione comparativa del nazionalismo basco e catalano. Nel primo caso si tratta di una monografia sul discorso e la retorica dei due nazionalismi dal momento dell’istituzionalizzazione dei rispettivi governi autonomi di Cataluña ed Euskadi, concretamente dal 1980 al 2004: RUBIO CABALLERO, José Antonio, 2015, Decir nación. Idearios y retóricas de los nacionalismos vasco y catalán (1980-2004), Universidad de Extremadura/Dykinson, Cáceres/Madrid. L’autore propone l’analisi del discorso politico, di come si articola a seconda dell’uditorio e dello scenario concreto in cui si presenta. Lo fa concentrandosi sull’ideario politico socializzato dal nazionalismo moderato basco e catalano dalla Transizione al 2004 in alcuni contesti specialmente rituali e simbolici. Il primo ambito analizzato è quello del discorso ufficiale durante la celebrazioni delle rispettive feste nazionali dell’Aberri Eguna e della Diada. Il secondo è quello dei discorsi d’investitura del Lehendakari e del President, che furono sempre nella cronologia trattata del Partido Nacionalista Vasco e di Convregència i Unió rispettivamente. Il terzo è quello degli interventi dei partiti nazionalisti sub-statali presso le Cortes spagnole. Oltre l’analisi proposta, che svela la differente modulazione del discorso a seconda degli ambiti in cui si sviluppa e del tipo di recettori, lo studio ha uno dei suoi elementi di maggior interesse nella prospettiva comparativa e nel patrimonio documentale che mette a disposizione di studiosi e lettori.

 

emocion-e-identidad-nacional-cataluna-y-el-pais-vasco-en-perspectiva-comparada

Nel secondo caso si tratta invece di una collettanea promossa dall’Istituto di Studi Iberici della Sorbona di Parigi: GALEOTE, Géraldine – LLOMBART HUESCA, Maria – OSTOLAZA, Maitane (eds.), 2015, Emoción e identidad nacional: Cataluña y el País Vasco en perspectiva comparada, Éditions Hispaniques, Paris. In questo caso la prospettiva comparada è affidata al lettore ed a un’introduzione teorica sul ruolo e peso del fattore emozionale come elemento che l’analisi storiografica dovrebbe considerare come complementario (Ludger Mees, Emociones en política. Conceptos, debates y perspectivas analíticas). La ricerca è suddivisa in sei sezioni (Stampa, Commemorazioni e Luoghi della Memoria, Genere, Leaders e Carisma, Cinema e Musica, Sport) che interrogano gli studi di caso circa il modo in cui le emozioni condizionano le decisioni politiche e la dinamica dei movimenti sociali, come queste possono determinare dei cambiamenti politici o sociali e come possono essere suscettibili di strumentalizzazione da parte delle élites politiche, dei mass media o dalle istituzioni. Uno dei settori in cui le emozioni giocano un ruolo non secondario è quello della stampa nei suoi aspetti propagandistici. Géraldine Galeote analizza le implicazioni emozionali che hanno contraddistinto il trattamento giornalistico della sentenza del Tribunale Europeo per i Diritti Umani rispetto alla cosiddetta Dottrina Parot, ovvero la retroattività delle sentenze e modificazioni penali applicate al caso basco. Severiano Rojo prende in considerazione il contenuto emozionale della propaganda antifascista basca durante la guerra civile. Karim Jouet osserva la componente emozionale del discorso diffuso durante la Transizione spagnola da parte della stampa catalanista favorevole alla piena catalanità degli immigrati. Maitane Ostolaza presenta un saggio sul ruolo dei gruppi escursionisti di montagna organizzati dal Partido Nacionalista Vasco, i Mendigoizales, nel primo trentennio del XX secolo nel loro contributo alla creazione di un sentimento di appartenenza nazionale costruito attorno all’identificazione con la geografia ed orografia basca. Jordi Roca Vernet analizza invece il fallimento della Festa Nacional Catalana all’inizio del secolo passato, poi sostituita dalla Diada, anche grazie alla sua maggior carica emozionale. Coro Rubio Pobes si concentra sulla polemica e incompleta accettazione del 25 Ottobre come Día de Euskadi mentre Jesús Casquete analizza il calendario commemorativo alternativo della sinistra abertzale e ritualità ad esso connesso. Maria Llombart presenta il fattore emozionale come centrale nella capacità di mantenere l’unità della comunità di esuli catalani e catalanisti in Francia al momento dell’esilio post-1939. Susana Tavera si concentra sul femminismo catalanista di Carme Karr mentre Leyre Arrieta indaga il contributo alla nazionalizzazione basca dell’organizzazione femminile del Partido Nacionalista Vasco, l’Emakume Abertzale Batza, circoscritto precisamente all’ambito non direttamente politico ma “di contorno”. Agustí Colomines compara il differente contenuto della mitizzazione dei leaders catalanisti Enric Prat de la Riba e Lluís Companys. José Luis de la Granja concentra il suo saggio sulla carica emozionale che accompagna la glorificazione imperitura della figura di Sabino Arana all’interno del nazionalismo basco da esso derivato. Pere Gabriel presenta i meccanismi di costruzione del mito di Francesc Macià. Virginia López de Marturana presenta il percorso attraverso il quale il generale carlista Zumalacárregui è stato oggetto di differenti e a volte opposti processi di mitizzazione, utilizzati come collante emozionale. Santiago de Pablo analizza le capacità e potenzialità del cinema basco come sintesi attiva anche se non sempre esplicita dell’immaginario basco contemporaneo. Victoria Llort Llopart si concentra sul repertorio musicale catalano come supporto necessario dell’identificazione nazionale. Carles Santacana focalizza il fattore emozionale come il centro della relazione tra sport e identità nazionale catalana, soprattutto nel caso del catalanismo espresso dal FC Barcelona. Chiude la collettanea l’unico studio comparativo del libro, quello di Alejandro Quiroga Fernández de Soto, con si presenta il senso d’identificazione nazional-emozionale racchiuso nelle manifestazioni di sostegno alle selezioni di calcio basca e spagnola.

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