Paralimpiadi, il presidente IPC apre ai soldati russi feriti in guerra: “Lo sport offre una seconda possibilità”

Il presidente IPC Andrew Parsons: anche i soldati russi feriti nella guerra in Ucraina potrebbero competere alle Paralimpiadi.

Le Paralimpiadi, nate anche per offrire un futuro sportivo a chi ha riportato ferite in guerra, tornano al centro di un dibattito complesso. A riaccenderlo sono state le parole del presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), Andrew Parsons, che in un’intervista alla BBC ha spiegato che anche i soldati russi rimasti feriti durante la guerra contro l’Ucraina potrebbero partecipare alle future competizioni paralimpiche.

La Russia parteciperà ai giochi paralimpici con ex soldati?
Paralimpiadi, il presidente IPC apre ai soldati russi feriti in guerra: “Lo sport offre una seconda possibilità” – nazionieregioni.it

Parsons ha scelto parole piuttosto chiare, sottolineando come il movimento paralimpico non si concentri sul passato militare degli atleti. «Non importa cosa abbiano fatto in passato sul campo di combattimento», ha dichiarato. «I crimini di guerra sono una cosa diversa, ma ciò che il nostro movimento offre è una seconda possibilità».

Le dichiarazioni di Parsons e il contesto delle Paralimpiadi

L’intervento del presidente dell’IPC è arrivato mentre si aprivano in Italia i Giochi Paralimpici Invernali, un evento già segnato da tensioni politiche. L’Ucraina e altre sei delegazioni hanno infatti scelto di boicottare la manifestazione per protestare contro la presenza di atleti provenienti da Russia e Bielorussia.

La posizione dell’IPC nasce da una decisione presa nel 2024 dall’assemblea generale dell’organizzazione: revocare la sospensione delle federazioni paralimpiche di Russia e Bielorussia. La conseguenza è che gli atleti dei due Paesi possono tornare a gareggiare anche sotto le rispettive bandiere nazionali.

Se la linea resterà questa, la bandiera russa potrebbe tornare a comparire ai Giochi Paralimpici per la prima volta dal 2014, dopo anni segnati da sanzioni sportive e tensioni internazionali.

Secondo Parsons, la scelta non è stata presa con l’obiettivo di esprimere un giudizio politico. «Quando l’assemblea generale ha deciso di revocare le sospensioni di Russia e Bielorussia, la decisione è stata di trattarle come qualsiasi altro Comitato Paralimpico Nazionale», ha spiegato.

Il legame storico tra sport paralimpico e militari feriti

Per comprendere il ragionamento del presidente dell’IPC bisogna guardare alle origini stesse del movimento paralimpico. Parsons lo ha ricordato apertamente nell’intervista: «Il nostro movimento è nato dopo la Seconda guerra mondiale, in particolare con militari feriti».

Il riferimento è alla storia delle prime competizioni sportive organizzate per veterani con disabilità, da cui sarebbe poi nato l’intero sistema paralimpico moderno. In questa prospettiva, la partecipazione di soldati feriti — indipendentemente dal Paese di provenienza — non rappresenterebbe una novità.

«Ci sono molti Paesi che reclutano atleti dalle forze armate», ha osservato Parsons. «Se la Russia lo fa, non sarebbe l’unica».

Ricordiamo che nel 2022, dopo l’inizio delle ostilità in Ucraina, il Comitato Paralimpico Internazionale aveva deciso di sospendere Russia e Bielorussia dalle competizioni – la decisione fu presa a pochi giorni dall’apertura delle Paralimpiadi invernali di Pechino.

All’epoca l’IPC spiegò che la sospensione non era dovuta soltanto all’invasione, ma anche al fatto che lo sport paralimpico veniva utilizzato per sostenere la campagna militare, cosa ritenuta incompatibile con i regolamenti del movimento.

Oggi, quattro anni dopo, le parole di Parsons hanno inevitabilmente riaperto il dibattito: da una parte l’idea dello sport come spazio di reintegrazione e seconda opportunità, dall’altra le preoccupazioni di chi teme che la presenza di militari coinvolti nella guerra possa trasformare le competizioni in un terreno di tensione politica.

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