Peter Thiel a Roma per seminari riservati con opinion leader cattolici. Smentite Angelicum e Catholic University of America sulla sede.
Peter Thiel è arrivato a Roma e attorno alla sua presenza nella Capitale si è subito creato un clima di riservatezza quasi totale. L’imprenditore tedesco naturalizzato americano, fondatore di PayPal e figura influente nel mondo tecnologico e finanziario globale, da domani fino a mercoledì terrà una serie di seminari destinati a un pubblico molto selezionato.
Non è ancora noto il luogo in cui si svolgeranno gli incontri. L’unica certezza riguarda la platea: circa cento invitati, scelti tra opinion leader del mondo cattolico italiano. L’evento è stato organizzato dall’Associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia, presieduta da Alberto Garzoni. Tutto il resto resta coperto da un livello di discrezione che, inevitabilmente, ha alimentato curiosità e interrogativi.
Il programma circolato tra gli invitati prevede una serie di lezioni pomeridiane: appuntamento ogni giorno dalle 16 alle 18, due ore di confronto guidato direttamente da Thiel. Ma le regole fissate dagli organizzatori sono particolarmente rigide.
I cellulari dovranno essere lasciati fuori dalla sala, mentre fotografie e registrazioni sono vietate. All’interno varrà la Chatham House Rule, la regola del Royal Institute of International Affairs che permette di utilizzare le informazioni emerse durante la discussione senza citarne le fonti. Ai partecipanti sarebbe stato chiesto anche di firmare un accordo di riservatezza con una penale fino a 10 mila euro in caso di violazione.
La riservatezza riguarda anche la sede degli incontri. Nei giorni scorsi erano circolate alcune ipotesi, tra cui la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, l’Angelicum. Ma l’ateneo ha smentito con un comunicato netto: il «presunto evento» con Peter Thiel non si svolgerà presso l’Angelicum e non rientra in alcuna iniziativa istituzionale.
Poco dopo è arrivata anche la smentita della sede romana della Catholic University of America, inizialmente indicata come possibile sede alternativa dei seminari. Le università, dunque, hanno preso formalmente le distanze dall’iniziativa.
A rivendicare l’organizzazione dell’evento è invece l’Associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia, realtà che in passato ha ospitato anche il generale Roberto Vannacci. Sul proprio sito l’associazione esplicita la propria impostazione culturale: studiare modelli politici del passato – dai Comuni lombardi alla Serenissima fino all’Impero asburgico – nella convinzione che, come recita una citazione evangelica riportata nella presentazione, «il vecchio è migliore».
Nell’organizzazione risulta coinvolto anche il Cluny Institute, un istituto affiliato alla Catholic University of America di Washington. La sua filosofia, spiegata sul sito ufficiale, punta a sostenere figure che lavorano «all’incrocio tra Atene, Gerusalemme e la Silicon Valley», combinando rigore intellettuale, profondità spirituale e innovazione tecnologica.
Roma non compare esplicitamente in quella geografia ideale. Eppure è proprio qui che i seminari si svolgeranno, anche se il luogo resterà segreto fino all’ultimo momento persino per molti degli invitati.
La presenza romana di Thiel ha inevitabilmente sollevato anche una serie di interrogativi politici. L’imprenditore è noto per le sue posizioni libertarie e per la vicinanza a Donald Trump, oltre che per il ruolo di primo piano nella società Palantir, specializzata nell’analisi dei dati e nelle tecnologie di sicurezza.
Nelle ultime ore si sono moltiplicate le voci su possibili incontri istituzionali durante il suo soggiorno nella Capitale. Dal governo, però, è arrivata una smentita netta: non è previsto alcun appuntamento con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Anche dentro Fratelli d’Italia la linea appare prudente. Meglio mantenere una certa distanza dal fondatore di PayPal, almeno per ora. Una cautela che riflette la delicatezza del contesto politico e culturale attorno alla sua visita.
Secondo alcune indiscrezioni, Thiel dovrebbe partecipare anche a una messa in latino nella Basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Un dettaglio che per alcuni osservatori non è secondario. Tra il tecnofuturismo della Silicon Valley e le correnti cattoliche legate alla liturgia pre-Concilio Vaticano II esistono, infatti, legami e cortocircuiti culturali inattesi.
Nel frattempo, mentre i seminari stanno per iniziare, resta intatto l’alone di mistero attorno all’iniziativa romana. Pochi invitati, regole rigidissime e una promessa di discrezione quasi totale. Una formula che, inevitabilmente, finisce per attirare ancora più attenzione.
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