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Rimini Rainbow Cup, boom di presenze: 200 partecipanti da Italia e Spagna per il torneo di beach LGBTQI+

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Vanessa Zagaglia

Boom di presenze per la prima Rimini Rainbow Cup: il torneo di beach volley Lgbtqi+ ha raccolto ben 200 partecipanti provenienti da Italia e Spagna.

Rimini Rainbow Cup: i numeri della prima edizione (Nazionieregioni.it)

Non ci si aspettava, in quel di Rimini, il boom di presenze arrivato per la primissima edizione della Rimini Rainbow Cup. Un torneo di beach volley Lgbtqi+, che gli organizzatori hanno pensato bene di completare con “& friends”.

Non si è trattato, infatti, di una competizione aperta solo ed esclusivamente agli esponenti del mondo arcobaleno, ma a tutti coloro che desiderassero scendere in campo sventolando con orgoglio la bandiera rainbow.

L’indice di gradimento, fa sapere Arcigay Rimini “Alan Turing”, ha raggiunto livelli inimmaginabili. Ben 200 partecipanti da tutta Italia e persino dalla Spagna, per un totale di 32 squadre che hanno partecipato alla competizione, e sei campi di beach volley distribuiti sul lungomare di Rimini.

Un’iniziativa molto importante per la città – ha sottolineato Michele Lari, assessore allo sport del Comune di Rimini, intervenuto durante la premiazione -, in quanto portatrice di valori universali: accoglienza, diritti, sport e volontariato“.

Torneo di beach Lgbtqi+, trionfo a Rimini: 200 presenze tra partecipanti e accompagnatori

L’intervento dell’assessore allo Sport di Rimini (Nazionieregioni.it)

Erano 200, tra partecipanti e accompagnatori, e provenivano da qualunque parte d’Italia. Una squadra, i “Burdel della Mar Bella”, è arrivata persino dalla Spagna. È proprio da qui, infatti, che è partito un folto gruppo di romagnoli “espatriati”, i quali non si sarebbero persi la prima edizione della Rimini Rainbow Cup per nessuna ragione al mondo.

I bagni 25, 27 e 28 sono quelli che hanno ospitato il torneo, distribuitosi in sei campi da beach volley. L’accoglienza è stata degna della migliore tradizione riminese. Tra welcome party, rinfreschi per ristorarsi dopo le partite e serate di festa presso i chiringuiti locali, gli ospiti hanno avuto occasione di unire battaglia per i diritti al divertimento. L’iniziativa, alla sua prima edizione, è stata coordinata dai volontari di Arcigay Rimini “Alan Turing” e di Aics Rimini.

Le squadre vincitrici – per il girone gold, “In fondo al Mor” (da Milano/Torino/Pisa), per il girone silver, “Senza scampo” (dal Friuli-Venezia Giulia), per il girone bronze, “Le cozze favolose” (da Cervia) – sono state premiate dall’assessore allo Sport di Rimini Michele Lari. Il quale, dal palco, ha parlato così ad una folla gremita di persone: “Rimini ha bisogno di iniziative come questa, perché fanno parte del suo carattere e ci aiutano a crescere per diventare sempre migliori“.

Rimini Rainbow Cup: il vero significato del primo torneo di volley Lgbtqi+

Ci hanno pensato gli organizzatori dell’evento sportivo a zittire quanti hanno insinuato che l’evento fosse discriminatorio nei confronti di altre categorie di persone. Coloro, per intenderci, i quali non si riconoscono all’interno della “squadra” Lgbtqi+.

I volontari che hanno lavorato alla Rimini Rainbow Cup, in una nota fatta pervenire ai mezzi di stampa, hanno tenuto a sottolineare come il torneo Lgbtqi+ non mirasse affatto ad escludere o creare ghetti, quanto piuttosto a “garantire rispetto, accoglienza, parità di trattamento, sicurezza degli spazi, libertà di espressione a persone che invece, ogni minuto di ogni giorno, devono guardarsi le spalle da comportamenti omotransfobici“.

L’evento Lgbtqi+, proseguono nel comunicato, è stato infatti animato anche da persone che ritengono di non appartenere alla cerchia rainbow. E che, nonostante ciò, hanno approcciato all’iniziativa con lo stesso spirito con cui frequentano gli spazi delle associazioni arcobaleno: “privi di giudizio e di discriminazioni, al riparo dal maschilismo tossico“.
Vanessa Zagaglia

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