Stato e nazione in Afghanistan

AfghanModern
Per molti, l’Afghanistan è un paese divelto da rivalità tribali e apparentemente rimasto fermo nel tempo e abbandonato dal mondo. In Afghan Modern Robert Crews rovescia questo stereotipo e mostra invece le connessioni tra l’Afghanistan e il resto del mondo. Focalizzandosi sull’emergere di uno stato afghano in un milieu imperiale, l’autore mostra come il formarsi della nazione afghana sia stato invece parte integrante di una serie di processi globali, smentendo lo stereotipo degli afghani come mere pedine nel Grande Gioco delle potenze europee e dell’Afghanistan come “regno eremita”. Per ulteriori informazioni è possibile consultare la scheda del libro presso il sito dell’Harvard University Press.

 

Alcuni studi comparativi Catalogna-Euskadi

DecirNación

Presentiamo due nuove uscite editoriali che, pur nella loro diversità, hanno in comune una visione comparativa del nazionalismo basco e catalano. Nel primo caso si tratta di una monografia sul discorso e la retorica dei due nazionalismi dal momento dell’istituzionalizzazione dei rispettivi governi autonomi di Cataluña ed Euskadi, concretamente dal 1980 al 2004: RUBIO CABALLERO, José Antonio, 2015, Decir nación. Idearios y retóricas de los nacionalismos vasco y catalán (1980-2004), Universidad de Extremadura/Dykinson, Cáceres/Madrid. L’autore propone l’analisi del discorso politico, di come si articola a seconda dell’uditorio e dello scenario concreto in cui si presenta. Lo fa concentrandosi sull’ideario politico socializzato dal nazionalismo moderato basco e catalano dalla Transizione al 2004 in alcuni contesti specialmente rituali e simbolici. Il primo ambito analizzato è quello del discorso ufficiale durante la celebrazioni delle rispettive feste nazionali dell’Aberri Eguna e della Diada. Il secondo è quello dei discorsi d’investitura del Lehendakari e del President, che furono sempre nella cronologia trattata del Partido Nacionalista Vasco e di Convregència i Unió rispettivamente. Il terzo è quello degli interventi dei partiti nazionalisti sub-statali presso le Cortes spagnole. Oltre l’analisi proposta, che svela la differente modulazione del discorso a seconda degli ambiti in cui si sviluppa e del tipo di recettori, lo studio ha uno dei suoi elementi di maggior interesse nella prospettiva comparativa e nel patrimonio documentale che mette a disposizione di studiosi e lettori.

 

emocion-e-identidad-nacional-cataluna-y-el-pais-vasco-en-perspectiva-comparada

Nel secondo caso si tratta invece di una collettanea promossa dall’Istituto di Studi Iberici della Sorbona di Parigi: GALEOTE, Géraldine – LLOMBART HUESCA, Maria – OSTOLAZA, Maitane (eds.), 2015, Emoción e identidad nacional: Cataluña y el País Vasco en perspectiva comparada, Éditions Hispaniques, Paris. In questo caso la prospettiva comparada è affidata al lettore ed a un’introduzione teorica sul ruolo e peso del fattore emozionale come elemento che l’analisi storiografica dovrebbe considerare come complementario (Ludger Mees, Emociones en política. Conceptos, debates y perspectivas analíticas). La ricerca è suddivisa in sei sezioni (Stampa, Commemorazioni e Luoghi della Memoria, Genere, Leaders e Carisma, Cinema e Musica, Sport) che interrogano gli studi di caso circa il modo in cui le emozioni condizionano le decisioni politiche e la dinamica dei movimenti sociali, come queste possono determinare dei cambiamenti politici o sociali e come possono essere suscettibili di strumentalizzazione da parte delle élites politiche, dei mass media o dalle istituzioni. Uno dei settori in cui le emozioni giocano un ruolo non secondario è quello della stampa nei suoi aspetti propagandistici. Géraldine Galeote analizza le implicazioni emozionali che hanno contraddistinto il trattamento giornalistico della sentenza del Tribunale Europeo per i Diritti Umani rispetto alla cosiddetta Dottrina Parot, ovvero la retroattività delle sentenze e modificazioni penali applicate al caso basco. Severiano Rojo prende in considerazione il contenuto emozionale della propaganda antifascista basca durante la guerra civile. Karim Jouet osserva la componente emozionale del discorso diffuso durante la Transizione spagnola da parte della stampa catalanista favorevole alla piena catalanità degli immigrati. Maitane Ostolaza presenta un saggio sul ruolo dei gruppi escursionisti di montagna organizzati dal Partido Nacionalista Vasco, i Mendigoizales, nel primo trentennio del XX secolo nel loro contributo alla creazione di un sentimento di appartenenza nazionale costruito attorno all’identificazione con la geografia ed orografia basca. Jordi Roca Vernet analizza invece il fallimento della Festa Nacional Catalana all’inizio del secolo passato, poi sostituita dalla Diada, anche grazie alla sua maggior carica emozionale. Coro Rubio Pobes si concentra sulla polemica e incompleta accettazione del 25 Ottobre come Día de Euskadi mentre Jesús Casquete analizza il calendario commemorativo alternativo della sinistra abertzale e ritualità ad esso connesso. Maria Llombart presenta il fattore emozionale come centrale nella capacità di mantenere l’unità della comunità di esuli catalani e catalanisti in Francia al momento dell’esilio post-1939. Susana Tavera si concentra sul femminismo catalanista di Carme Karr mentre Leyre Arrieta indaga il contributo alla nazionalizzazione basca dell’organizzazione femminile del Partido Nacionalista Vasco, l’Emakume Abertzale Batza, circoscritto precisamente all’ambito non direttamente politico ma “di contorno”. Agustí Colomines compara il differente contenuto della mitizzazione dei leaders catalanisti Enric Prat de la Riba e Lluís Companys. José Luis de la Granja concentra il suo saggio sulla carica emozionale che accompagna la glorificazione imperitura della figura di Sabino Arana all’interno del nazionalismo basco da esso derivato. Pere Gabriel presenta i meccanismi di costruzione del mito di Francesc Macià. Virginia López de Marturana presenta il percorso attraverso il quale il generale carlista Zumalacárregui è stato oggetto di differenti e a volte opposti processi di mitizzazione, utilizzati come collante emozionale. Santiago de Pablo analizza le capacità e potenzialità del cinema basco come sintesi attiva anche se non sempre esplicita dell’immaginario basco contemporaneo. Victoria Llort Llopart si concentra sul repertorio musicale catalano come supporto necessario dell’identificazione nazionale. Carles Santacana focalizza il fattore emozionale come il centro della relazione tra sport e identità nazionale catalana, soprattutto nel caso del catalanismo espresso dal FC Barcelona. Chiude la collettanea l’unico studio comparativo del libro, quello di Alejandro Quiroga Fernández de Soto, con si presenta il senso d’identificazione nazional-emozionale racchiuso nelle manifestazioni di sostegno alle selezioni di calcio basca e spagnola.

Cfp: “Gli irredentismi tra politica, cultura e propaganda”

L’anniversario della Grande guerra offre l’occasione per investigare il movimento politicoculturale chiamato “irredentismo”. Durante il conflitto, da risorsa identitaria di ristrette élite esso divenne strumento di mobilitazione di massa, rimanendo una voce importante nell’agenda politica dei regimi autoritari post-bellici. Attraverso il Call Gli irredentismi tra politica, cultura e propaganda la collana Tracce. Percorsi internazionali di storia contemporanea intende analizzare il fenomeno irredentista in un’ampia prospettiva cronologica e geografica, attraverso differenti casi di studio in un arco di tempo compreso tra il XIX secolo e l’inizio della Seconda guerra mondiale. Si accolgono proposte di contributo, in un’ottica multidisciplinare, che analizzino:

• i rapporti, di alleanza o contrasto, tra circoli irredentisti e stati-nazione, imperi multietnici e Chiese confessionali, anche in chiave comparata e transnazionale;

• gli aspetti culturali dell’irredentismo, la saggistica e la narrativa prodotta dai militanti, i linguaggi adottati, il processo d’invenzione dei miti e dei simboli letterari, iconografici e musicali dell’immaginario patriottico;

• il movimento nella sua dimensione sociale: in particolare i rituali messi in scena in occasione di manifestazioni e raduni e i legami tra sodalizi irredentisti e altre realtà associative (sportive, ludiche, lavorative, massoniche, scientifiche, politiche, ecc).

Calendario:

16 novembre 2015, invio dell’abstract

23 novembre 2015, notifica ai candidati della decisione dei curatori

15 gennaio 2016, invio dell’articolo

Estate 2016, pubblicazione del libro

La lingua prevista per la pubblicazione è l’italiano. I saggi possono essere redatti in italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese. Il comitato di redazione si prenderà carico della traduzione in italiano.

La collana Tracce. Percorsi internazionali di storia contemporanea nasce dall’esigenza di esplorare nuove correnti storiografiche e nuovi approcci metodologici con una prospettiva internazionale e transnazionale. In un mondo dai contorni fluidi anche lo studio della storia deve adottare una visione complessa, che tenga conto degli apporti provenienti dalle scienze sociali e dalle arti visive e letterarie. L’ambizione è quella di restituire al lettore la pluralità dei modi di ‘fare’ e di ‘leggere’ la stor ia, offrendo anzitutto spunti di analisi per aprire un dibattito sui percorsi della ricerca storica.

Comitato di direzione: Elisa Grandi, Deborah Paci – Curatori dell’opera: Luca G. Manenti, Deborah Paci

Al seguente link il Call for papers in edizione trilingue: CFP_Irredentismi_2015

Per contatti: tracce.unicopli@gmail.com

On-line il n. 5 (2015) di “Nazioni e Regioni”

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Disponibile on-line in versione PDF il quinto numero di Nazioni e Regioni, la rivista di studi e ricerche sulla comunità immaginata editata da Caratteri Mobili e patrocinata dai Dipartimenti di Scienze Politiche e FLESS dell’Università degli Studi di Bari.

Due anni di vita e cinque numeri sono certamente poco tempo per fare un bilancio del lavoro svolto, ciononostante la maturazione del progetto è andata più avanti di quanto pensassimo, frutto certamente di una risposta positiva in un settore di studi che in Italia non va per la maggiore. Alcuni elementi di novità che hanno avuto una prima forma sperimentale nel precedente numero cominciano a prendere forma in quello che state leggendo. Su questi vogliamo soffermarci brevemente. In primo luogo, da questo numero in poi la nostra rivista ha avviato e normalizzato il sistema di valutazione esterna (peer review) dei saggi ricevuti per la sezione “Studi”. Infatti i saggi, necessariamente inediti e non superiori al numero di cinque, sono regolarmente sottoposti a doppia valutazione anonima. La sezione “Studi” si prefigge di diffondere le ricerche inedite di coloro che, nelle loro rispettive discipline, si dedicano o si interessano allo studio delle questioni nazionali e regionali in tutti i loro aspetti e forme. La scelta di tali saggi non dipende da alcuna decisione redazionale previa, ma risponde prevalentemente ai Call for Papers e la loro eventuale pubblicazione è improntata esclusivamente a criteri di qualità e scientificità. Da questo punto di vista la redazione non esprime preferenze né linee editoriali, impegnandosi unicamente nel favorire la circolazione dei prodotti della ricerca degli studiosi del settore. A questa sezione, che rappresenta il cuore del nostro progetto, e alle “Recensioni” si affiancano due nuove sezioni: i “Testi” offriranno in ogni numero un saggio tradotto già edito, ma di particolare profondità interpretativa o che risulti particolarmente innovativo nell’ambito del panorama scientifico italiano; le “Rassegne e Dibattiti” raccoglieranno cronache di congressi e seminari, rassegne bibliografiche critico-tematiche, dibattiti su temi di attualità o su articoli pubblicati dalla rivista. Dal prossimo numero 6, sempre con l’obiettivo di socializzare e diffondere meglio e con maggior profondità gli studi nazionali in Italia, prenderà forma l’ultima sezione della rivista, quella dedicata ai “Dialoghi”. In ogni numero presenteremo delle interviste con riconosciuti studiosi del settore per interrogarli sulle loro traiettorie di ricerca e sugli obiettivi futuri della stessa, o colloqui tra ricercatori di differenti discipline attorno a temi concreti.

In questo numero:

Studi

Philipp Casula, Le Olimpiadi di Soči, specchio del nazionalismo e del multiculturalismo russi
Gaizka Fernández Soldevilla, Dall’altra parte dell’Atlantico. Il nazionalismo basco radicale in America Latina e le sue relazioni con l’ETA (1957-1974)
Ion Pagoaga Ibiricu, Al di là della contraddizione: la posizione sull’Europa di Herri Batasuna (1985-1998)
Ramón Villares, Inni e bandiere nella Spagna contemporanea. I simboli delle nazioni “galeuzcanas”
Patrick W. Zimmerman, L’adozione del regionalismo: il Partito Comunista Spagnolo nelle Asturie, 1988-2014

Testi

Serhy Yekelchyk, Corpo e mitologia nazionale: alcuni motivi della rinascita nazionale ucraina del XIX secolo

Rassegne e Dibattiti

Gennaro Ferraiuolo, Federalismo, autonomia, secessione: riflessioni sul dibattito territoriale in Spagna (a proposito di un recente volume a cura di Jorge Cagiao e Vianney Marin)
Andrea Geniola, “La persistenza della nazione”. Una raccolta critica di studi sul nazionalismo

Approfittiamo anche per ringraziare pubblicamente i valutatori dei saggi di questo numero (Óscar Alvarez-Gila, Leyre Arrieta Alberdi, Gevorg Avetikyan, Jorge Cagiao Conde, Adriano Cirulli, Nicola Gabriele, Silvina Jensen, Javier Moreno Luzón, Tommaso Nencioni, Carlo Pala, Bo Petersson, Alejandro Quiroga) e gli autori delle recensioni (Silvia Moresi, Gianluca Scroccu e Anne-Marie Thiesse)

Call for papers, “Nazioni e Regioni”, 7 (2016)

NeRe-testata

La data entro la quale consegnare i saggi per la sezione “Studi” per il n. 7 della rivista “Nazioni e Regioni” (giugno 2016), è fissata per il 31 gennaio 2016 mentre per le sezioni “Rassegne e Dibattito” e “Recensioni” la data di consegna è il 15 aprile 2016.

La redazione prende in considerazione per la sezione “Studi” contributi che analizzino questioni teoriche relative al fenomeno nazionalista e regionalista, indagini sullo stato dell’arte degli studi dedicati a casi specifici, ricerche su aspetti concreti della costruzione nazionale analizzata da diverse prospettive disciplinari e singoli casi di studio.

La sezione “Rassegne e Dibattiti” ospita interventi relativi ai temi trattati nella rivista o d’interesse per questa e rassegne bibliografiche come strumento di dialogo tra studiosi della questione nazionale.

Oltre che in italiano, si accettano contributi in inglese, spagnolo, francese, russo, catalano. I saggi proposti verranno sottoposti a una procedura di peer review anonima e, qualora accettati, verranno tradotti in italiano dalla redazione.

I contributi dovranno essere conformi alle norme editoriali della rivista:

http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

info: nazionieregioni@gmail.com

 

The deadline for the delivery of the articles and book files to be published in the “Studies” section of the seventh issue of “Nazioni e Regioni” (June 2016) is the 31 January, 2016. As regards the texts for the “Reviews and debates” and “Bibliographical notes” sections, the deadline for their delivery is 15 April 2016.

The journal accepts contributions that analyze theoretical questions related to nationalism and regionalism, enquiries on the current situation of the study of specific cases, researches on concrete aspects of national construction analyzed from different scientific angles. Apart from Italian, the journal will accept contributions also in English, Spanish, French, Russian, Catalan. The submitted articles will go through an anonymous peer review procedure and, if accepted, will be translated into Italian by the editors.

The contributions must follow the editorial guidelines of the journal:

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e-mail: nazionieregioni@gmail.com

 

La date limite pour la livraison des articles et des fiches de livres à publier dans la section “Etudes” du sixième numéro de « Nazioni e Regioni » (juin 2016) est fixée au 31 janvier 2016. Pour les textes des sections “Comptes-rendus et débats” et “Notes bibliographiques” la date limite est fixée au 15 avril 2016.

On accepte des contributions qui analysent des questions théoriques relatives au phénomène nationaliste et régionaliste, des états de la recherche ajournées sur les études des cas spécifiques, des recherches sur des aspect concrets de la construction nationale, analysés de différentes perspectives disciplinaires. La revue acceptera des contributions en italien, anglais, espagnol, français, russe, catalan. Les articles proposés seront soumis à une remise en question, et au cas où il seraient acceptés, ils seront par la suite traduits en italien par les éditeurs.

Les contributions devront respecter les normes éditoriales de la revue :

http://www.nazionieregioni.it/?page_id=278

e-mail: nazionieregioni@gmail.com

 

Il programma del Panel di “Nazioni e Regioni” al XXIX Convegno SISP

All’interno della Sezione 10 dell’annuale Congresso della Società Italiana di Scienza Politica (SISP), dedicata agli “Studi regionali e politiche locali“, la nostra rivista co-organizza il Panel “Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione Europea”, curato da Adriano Cirulli e Carlo Pala e con Michel Huysseune come discussant. Questa XXIX edizione del congresso della SISP si svolgerà presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, dal 10 al 12 settembre. Il Panel è stato organizzato in tre sottosessioni.

Panel 10.3 Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione europea (I)

Chairs: Adriano Cirulli , Carlo Pala

Discussants: Michel Huysseune

Modernità e autodeterminazione nazionale. Per una storia politica del nazionalismo periferico in Europa occidentale.
Paolo Perri (pa.perri@hotmail.it )

I risultati delle ultime elezioni politiche britanniche hanno visto il trionfo dei nazionalisti dello Scottish National Party. Questo caso mostra la capacità di alcuni movimenti nazionalisti e/o indipendentisti di trasformarsi da forze marginali, in grado di raccogliere consensi soltanto tra la piccola borghesia urbana e rurale, a veri protagonisti della lotta politica capaci di guadagnare un vasto sostegno elettorale. Il successo nazionalista in un’area industriale altamente sindacalizzata, dimostra inoltre la capacità di questi movimenti di sfidare i tradizionali partiti della sinistra sul loro stesso piano ideologico, assumendone rivendicazioni e modelli di riferimento (la redistribuzione del reddito, la difesa dello stato sociale e dell’istruzione pubblica, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la tutela dei diritti e l’antirazzismo). E impone, al contempo, una più attenta analisi dell’evoluzione politica del nazionalismo periferico in Europa occidentale. Appare ormai chiaro come negli ultimi tre decenni il nazionalismo abbia riscosso un maggiore successo nelle regioni industriali, mentre lo si trova ai margini della vita politica nelle aree prevalentemente rurali. Il paper si propone di indagare i rapporti tra i processi d’industrializzazione e modernizzazione economica, la partecipazione politica di massa e l’evoluzione politico-ideologica del nazionalismo periferico. L’analisi storica si concentrerà su due diversi periodi: quello compreso tra le due guerre mondiali e i quindici anni precedenti la caduta del Muro di Berlino. Un esempio interessante sarà quello della guerra civile spagnola. Si vedrà come il sindacato nazionalista Solidaridad de Trabajadores Vascos-Euzko Langilleen Alkartasuna, agendo all’interno delle aree più industrialmente sviluppate dei Paesi Baschi, abbia spinto lo storico, e reazionario, Partido Nacionalista Vasco a sostenere il Fronte Popolare allo scoppio del conflitto. Una decisione, questa, che porterà a una “guerra civile nella guerra civile”, quando la maggioranza dei contadini basco-navarri aderirà invece alla “crociata” franchista. Anche il caso dei volontari irlandesi, presenti su entrambi i fronti del conflitto, è speculare a quello basco: i giovani operai provenienti dalle principali città schierati con i repubblicani, mentre i contadini e i piccoli proprietari dell’entroterra agricolo al fianco dei franchisti. L’importanza dei fattori socio-economici sulle scelte ideologiche dei nazionalisti si manifesterà poi negli anni ‘40 con il collaborazionismo filonazista dei contadini bretoni e fiamminghi. Nella seconda metà del XX secolo, invece, si comparerà il caso della Scozia, una regione altamente industrializzata anche se in profonda recessione, dove il nazionalismo ha virato a sinistra sul finire degli anni ’70, con quello delle Fiandre, un’area scarsamente industrializzata sebbene in forte crescita economica, dove il nazionalismo invece ha mantenuto un carattere fortemente escludente e xenofobo. Questi e altri esempi permetteranno una migliore comprensione di un fenomeno di cui per troppo tempo è stata ignorata la dimensione prettamente politica, fornendo al contempo un punto di vista nuovo e originale sulla sfida che i nazionalismi periferici hanno lanciato agli stati-nazione e alle stesse istituzioni comunitarie.

Cercare il Friuli, trovare l’Europa. Autogoverno, diritti linguistici e sviluppo tra autonomismo, “dipendentismo” ed europeismo critico 
Marco Stolfo (marco.stolfo@uniud.it)

Il Friuli è caratterizzato dall’incontro tra le principali famiglie linguistiche europee (latina, slava e germanica) e dalla presenza storica di quattro lingue: friulano, sloveno, tedesco e italiano. In questo quadro la lingua friulana è particolarmente rilevante, anche per le sue specifiche condizioni di minoranza e perché è presente soltanto qui, a parte la sua diffusone connessa con l’emigrazione. Il Friuli è stato a lungo anche un’area in condizioni di sottosviluppo socioeconomico e durante il secolo XX la sua individualità territoriale, il suo profilo multiculturale e multilingue, la specificità linguistica friulana e le sue condizioni socioeconomiche sono state oggetto di elaborazioni teoriche e di rivendicazioni e mobilitazioni di carattere sociale e politico. L’obiettivo è indagare e approfondire i rapporti tra queste istanze friulane di tutela e di autogoverno espresse in più occasioni e la dimensione europea e quindi confrontarle con quelle espresse nello stesso periodo in altre realtà d’Europa (Sardegna, Galles, Scozia, Paesi Catalani, Paese Basco…). Tra i punti di riferimento di questa comparazione vi sono la crisi dello stato nazionale, la crisi dell’Europa degli stati-nazione e l’ipotesi/necessità di un’Europa diversa, realmente unita nella diversità. Nel caso friulano è possibile individuare alcuni tratti specifici. Ve ne sono alcuni in cui sono rilevanti le affinità con altri casi presi in considerazione, a partire dal valore simbolico e sostanziale del “fattore lingua”, che avvicina il Friuli soprattutto a Galles, Paese Basco, Catalogna e Sardegna e dall’approccio europeo ed europeista che si può cogliere in diverse posizioni “friulaniste”, che si colloca all’interno di un certo europeismo critico – europeista perchè critico e critico perchè europeista – espresso con una certa costanza e con una forte rilevanza, soprattutto ultimamente, da parte di diversi movimenti e partiti nazionalitari e regionalisti del continente. Ve ne sono altri in cui è invece possibile cogliere significative differenze. Tra questi è possibile riconoscere, per esempio, la assai limitata visibilità delle componenti indipendentiste, sia con riferimento al passato che al periodo più recente, e specularmente la dichiarata condivisione trasversale di un approccio autonomista e quindi la mancanza – in particolare negli ultimi decenni – di una o più forze politiche che riescano ad interpretare e ad esprimere queste istanze in forma compiuta, matura e organizzata, raccogliendo consensi significativi. Si tratta di peculiarità che risentono – ancora oggi? – del fattore confine, dei residui ideologici della Guerra fredda, della stessa struttura istituzionale, amministrativa e politica della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e di una tendenza che si potrebbe descrivere in sintesi con queste parole: tutti autonomisti, nessun autonomista; nessun indipendentista, tutti “dipendentisti”. Ci sono infine nuovi fermenti, alimentati tanto da queste contraddizioni quanto dalla necessità di uscire dalle stesse e fronteggiare l’emergere di un nuovo centralismo amministrativo e politico.

Dal Fronte Dell’indipendenza Al Movimento Trieste Libera: Sessant’anni Di Rivendicazioni Indipendentistiche Al Confine Orientale D’italia (1945-2015).
Margherita Sulas (margherita@unica.it)

Questo intervento ha l’obiettivo di analizzare, attraverso l’analisi incrociata dei dati elettorali e delle principali fonti archivistiche e a stampa, i fermenti indipendentisti che, dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri hanno caratterizzato il confine orientale italiano. In particolare, si vuole concentrare l’attenzione sulla città di Trieste in modo da valutare come le dinamiche interne alla città adriatica abbiano interagito con la storia dell’Italia della seconda parte del Novecento. Si rileverà la peculiarità di un fenomeno che a Trieste affonda le radici nella storia e che, con tutte le differenze del caso, continua ad essere presente sia come ideale che, pur se con risultati ben diversi, come prassi politica. Ci si soffermerà quindi sull’indipendentismo triestino degli anni ’50 passando attraverso la figura dello storico triestino Fabio Cusin che rappresentò una delle due anime dell’indipendentismo ovvero quella legata al particolarismo storico, politico e culturale della città friulano. In questa terra di integrazione tra popoli e culture diversi, travolta da un declino economico e demografico che pare inarrestabile, si assiste, nel nuovo millennio, al moltiplicarsi dei consensi verso il MOVIMENTO TRIESTE LIBERA che chiede il ritorno del capoluogo giuliano al periodo immediatamente post-bellico, quando la regione, contesa tra Italia e Jugoslavia, divenne di fatto un nuovo Stato, facente parte dei beneficiari del Piano Marshall, definito come Territorio Libero di Trieste. L’obiettivo dell’intervento è quello di rilevare le differenze dei due movimenti anche in relazione ai diversi momenti storici nei quali hanno avuto origine e di cercare di comprendere quanto influiscano attualmente nelle dinamiche politiche nazionali e come si relazionino con gli altri movimenti indipendentisti presenti nella zona del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

 

Panel 10.3 Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione europea (II)

Chairs: Adriano Cirulli , Carlo Pala

Discussants: Michel Huysseune

I partiti regionalisti attori del Parlamento Europeo: strategie, posizionamento e temi chiave
Paola Bonesu (paola.bonesu@gmail.com), Gabriele Lami (gabriele.lami.k@gmail.com)

Diversi studi hanno provato a indagare l’approccio dei partiti regionalisti alle sfide imposte dal rafforzamento delle istituzioni europee, mettendo in luce come queste organizzazioni ne abbiano beneficiato acquisendo nel tempo maggior peso e legittimazione. Abbiamo qui scelto di studiare come si muovano e si definiscano i partiti regionalisti che operano all’interno del Parlamento Europeo. Non più, quindi, un tentativo di analizzare questi movimenti nella loro posizione di osservatori interessati dal tortuoso processo di integrazione europea, ma la proposta di un differente punto di vista che possa essere utile a comprendere come i parlamentari eletti nelle liste dei partiti regionalisti si comportino in veste di soggetti agenti all’interno delle istituzioni comunitarie. In particolare, si è voluto analizzarli nel loro ruolo di membri del principale organo elettivo dell’Unione Europea, divenuto sempre più centrale nell’ambito del processo legislativo. Obiettivo finale della ricerca è quello di rintracciare i comportamenti e i percorsi che avvicinano e allontanano le differenti anime del regionalismo, concentrandosi sul posizionamento delle organizzazioni partitiche all’interno del complesso meccanismo delle istituzioni comunitarie. Il paper fa riferimento a una letteratura già sviluppata sullo studio del voto assembleare impiegato allo scopo di individuare, attraverso l’utilizzo di tecniche di machine learning, le dimensioni spaziali in cui si collocano le posizioni dei parlamentari e di quantificare il grado di coesione dei gruppi. Per non vincolare lo studio alla sola dimensione del voto, si è scelto di unire a questo approccio anche l’uso di tecniche di analisi del testo applicate agli atti prodotti dai deputati eletti in rappresentanza di partiti regionalisti durante il primo anno dell’VIII legislatura del Parlamento Europeo.

The Positive Other? An Exploration of the Triangular Relationship between Stateless Nationalism, Parent States and Europe
Emmanuel Dalle Mulle (emmanuel.dallemulle@graduateinstitute.ch)

This paper aims to build upon Ireneusz Karolewski and Andrzej Suszycki’s calls for an improved understanding of the triangular relation between states, stateless nationalism and European integration, by looking at the way Europe is used in the propaganda of four Western European nationalist parties (two left-wing, Esquerra Republicana de Catalunya and the Scottish National Party, and two right-wing, the Lega Nord and the Vlaams Belang) from the 1980s until the recent euro crisis. The paper distinguishes between ‘Europe as an idea’ and ‘Europe as the EU’, and analyses how the two concepts have been exploited by the four parties. While ‘Europe as the EU’ divides the sample almost evenly into Eurosceptic (the LN and the VB) and Euroenthusiastic (ERC and the SNP) parties, the ‘idea of Europe’ has been used by all of them as a ‘positive other’ to put in opposition to the ‘negative other’ represented by the parent state, or regions within it. ‘Europe as an idea’ has thus potently nourished the discursive formation of the stateless national identity crafted by these parties, which have projected upon it the representation of modernity that they claim their nation to embody. Nevertheless, while the functional role of Europe as a positive other has been the same across the sample, the specific values attributed to Europe have changed from one party to the other. The paper then compares such representations with the parties’ discourse on ‘Europe as the EU’ and assesses their consistency both ideologically and across time.

Partiti e autodeterminazione in Alto Adige/Südtirol: le cause del secessionismo e le dinamiche della competizione tra partiti autonomisti e secessionisti
Matthias Scantamburlo (matthias.scantamburlo@student.uibk.ac.at), G� nther (Pallaver)

Dopo l’attuazione del Secondo Statuto di Autonomia del 1972, che per la soluzione del conflitto etnico prevede un modello dissociativo in combinazione con un sistema politico consociativo (consociational democracy), in Sudtirolo si possono osservare vari processi di trasformazione e nuove fratture politiche. Soprattutto il sistema partitico ed i partiti politici hanno subito profondi cambiamenti. Mentre i partiti nazionali vivono un processo di “territorializzazione”, nell’arena elettorale tedesca l’identificazione con l’autonomia (all’epoca della sua attuazione quasi unanimemente condivisa) è diminuita considerevolmente facendo (ri)emergere vecchi e nuovi partiti secessionisti. In occasione delle elezioni per il Consiglio provinciale del 2013 circa un terzo dell’elettorato di lingua tedesca ha dato il suo voto a uno di questi partiti secessionisti confermando una dinamica centrifugale (dall’autonomia alla secessione) ormai visibile da un decennio. L’articolo qui proposto intende analizzare queste dinamiche a due livelli. Individuando una dimensione funzionale e socioculturale intrinseca al concetto di autodeterminazione, nella prima parte il paper analizza le cause del secessionismo in Sudtirolo e contrappone le argomentazioni di partiti autonomisti e secessionisti. Nella seconda parte viene esaminata l’evoluzione delle dinamiche della competizione tra questi partiti in una dimensione territoriale ed europea attraverso un’analisi qualitativa e quantitativa dei programmi elettorali. Mentre la salienza della competizione sull’asse centro-periferia ha portato ad un nuovo “frame” territoriale, il consenso sulla dimensione europea si è trasformato in un conflitto posizionale. Chi cerca l’indipendenza territoriale non solo considera meno l’Europa come spazio politico ma sta assumendo posizioni critiche e contrarie al processo d’integrazione europea.

 

Panel 10.3 Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione europea (III)

Chairs: Adriano Cirulli , Carlo Pala

Discussants: Michel Huysseune

Ricentralizzazione e secessione in tempo di crisi: il Veneto e la Catalunya.
Marialaura Ammirato (marialaura.ammirato@unical.it)

La crisi economica che dal 2008 ha coinvolto tutta l’Europa e l’Eurozona in particolare, non ha avuto effetti esclusivamente di carattere economico- finanziario, ma ha provocato un impatto anche sulla struttura territoriale degli Stati composti. Le misure anticrisi, previste a livello Europeo e nazionale, infatti, essendo volte a ridurre i costi e a contenere le spese, hanno dato vita ad un processo di ricentralizzazione delle decisioni e della spesa e ad una conseguente compressione dell’autonomia territoriale. In questo lavoro mi occuperò di analizzare questa contrapposizione tra nuova centralità dello Stato e riduzione dei margini di autonomia territoriale, con rifermento ai processi di rivendicazione “autonomico-soberanista” in Italia e in Spagna. Secondo l’ipotesi di questo lavoro, infatti, nel contesto attuale la riemersione e il consolidamento di questi processi, più che legati a profonde motivazioni ideologiche e identitarie sembrerebbero basati sulla messa in discussione del sistema di redistribuzione delle risorse economiche nel contesto delle misure normative anticrisi. In particolare la ricerca assume come case study la Catalunya e il Veneto, i territori più ricchi dei due Stati in esame, i quali, sebbene con una intensità e un impatto diverso, hanno manifestato una volontà d’indipendenza e , di conseguenza, di messa in discussione della solidarietà interterritoriale, un principio cardine in entrambi gli ordinamenti. Dopo una prima parte di ricostruzione della situazione attuale nei due contesti territoriali di riferimento, esplicherò l’ipotesi del lavoro, approfondendo l’idea che la crisi economica sia stata strumentalizzata dalle élite politiche, sia di governo che territoriali, nell’ambito di una precisa strategia politica di rivendicazione volta all’ottenimento di misure maggiormente favorevoli alla propria autonomia finanziaria e politica. Dal punto di vista delle èlite territoriali, infatti, il ricorso alla minaccia dell’indipendenza, in questo preciso momento storico, perde la sua componente identitaria legata all’esistenza di un “popolo ” veneto e catalano per divenire il mero“contenitore” di rivendicazioni di natura economica e politica. Alle istituzioni centrali, invece, la gestione della crisi ha permesso di riaccentrare poteri e funzioni, imputando agli enti territoriali la responsabilità del deficit e quindi, su questa base, legittimando anche rispetto all’opinione pubblica i tagli effettuati a livello locale.

Nationalist Scotland under Conservative English government and Democratic Slovenia under unreformed socialist Serbia: Comparative Analysis
Neven Andjelic (andjelicn@regents.ac.uk)

This paper is going to provide comparative study of Scottish nationalism and the Scottish National Party in relation to an English Tory government in London and the newly announced Tory concept of “One Nation”, and the situation in late 1980s and early 1990s in former Yugoslavia where Slovenian separatism and their reformed communists will be analysed in relation to Milosevic dominated Serbia and federal institutions. Like the pro-independence, regionalist politics that has evolved towards the mainstream politics in many contemporary European societies, there is a case for similar argument to be employed in the historical case of the end of Yugoslavia. Therefore the role of communist federation might be analysed and compared to the role and functions of the devolved United Kingdom. The question that needs to be answered is whether a proper federal model might be a framework that could keep the United Kingdom together and whether constituent peoples, i.e., English and Scottish would actually be willing for this model Slovenia was seeking con-federal model of Yugoslavia in the first place and after being refused they opted for a full-independence. This situation inevitably reminds of current dilemmas in the United Kingdom. What does it mean further devolution and how devolved future Britain might look like? At the same time, the question is whether a status quo is an option at all? The paper will argue that only significant devolution and satisfying most of the demands of secessionist political group can keep the polity together. The current situation that the United Kingdom finds itself is more complex because of the European Union. Whether stronger European integrations might actually provide for additional counter-productive arguments for full independence among separatist movements. If the majority, i.e., English are against the stronger EU or against the EU altogether, how the minority, i.e., Scottish should behave as they are strongly pro-European. This brings back comparisons with Slovenia that was strongly pro-European and pro-democracy and Serbia that was anti-European and anti-reformist. Therefore this comparative study is going to offer several visions of future European integrations and the future of nation-states within the EU and the future of regionalist politics within the broader frameworks of the nation-state in 21st century and the EU after Lisbon Treaty.

Sacred Power of Fading Borders: a Peaceful Coexistence of Europeanism and Secessionism
Fedor Popov (fpopov15@gmail.com)

Everybody agrees that today secessionist movements form a significant political background of Western Europe. They have some distinct features that distinguish them from movements in other regions: they generally act within the legal framework and tend to get into a constructive dialogue with the government. They as usual have thoroughly elaborated their ideology based mainly on the concepts of civic nation. Some of them (i.e. on the Faroe Islands or in Greenland) have fair chances of success. It seems to be a paradox that these movements act in the face of growing European integration. Such processes should contradict but they actually don’t. Most independentist parties in the region (from Scottish National Party to Bavaria Party) set accession to the European Union as one of their primary goals. It means that they fight for drawing new borders in order to immediately leave them to fade. It looks too strange to be true. This paradox may be easily explained if we realize that these opposite vectors belong to different fields. Processes of European integration reflect the actual needs of region’s population. It is a category of realpolitik. On the contrary, state border has become a category of belief. Nowadays it appears to be a symbol on a map, a crucial element of national identity. It doesn’t matter what the border really divides, the point is if the border officially exists. So we can imagine a continuous political and economic space but shouldn’t expect it to be represented at a single-colour political map.

 

Per Info: a.cirulli@uninettunouniveristy.net  carlopala@uniss.it

Studi critici e proposte di applicazione empirica del “banal nationalism”

Pensar con la Historia-Portada

Sono disponibili gratuitamente in formato Pdf gli atti del XII Congresso dell’AHC, l’Associazione spagnola di Storia Contemporanea. All’interno della pubblicazione troverete anche i lavori della Sessione 23, dedicata al Banal nationalism di Michael Billig. I quindici saggi, come segnalato nell’introduzione dai curatori e promotori della sessione Ferran Archilés e Marta García Carrión, coprono un ampio raggio di tematiche, dall’analisi critica e interpretativa della proposta di Billig all’applicazione empirica ai singoli studi di caso. Qui in basso trovate l’indice della Sessione.

1. VISITAS REALES E IDENTIDAD NACIONAL EN LA SEGUNDA MITAD DEL SIGLO XIX: EL CASO DE GALICIA (1858-1881), Margarita Barral Martínez

2. ASSUMIRÀS LA VEU D’UN POBLE. LA MÚSICA COMO ELEMENTO VERTEBRADOR DE LA IDENTIDAD NACIONAL AL PAÍS VALENCIANO, Ignasi Escandell García 

3. ¿PATRIOTISMO O DEGRADACIÓN DE LA NACIÓN? EL TEATRO BUFO DE ARDERIUS (1866-1872), José Carlos Ferrera

4. EL REGIONALISMO BANAL Y LA CONSTRUCCIÓN DE LA IDENTIDAD VALENCIANA AUTONÓMICA: UNA PERSPECTIVA DESDE LA SOCIOLOGÍA HISTÓRICA, Vicent Flor 

5. DEL NACIONALISMO BANAL AL OFICIAL-NACIONALISMO. UNA LECTURA CRÍTICA Y UNA CUESTIÓN CONCEPTUAL, Andrea Geniola

6. FER PAÍS: NACIONALISMO CULTURAL Y POLÍTICO (CATALUÑA S. XX-XXI), Pablo Giori 

7. BANALIZACIÓN DE CUBA EN LOS MEDIOS DE COMUNICACIÓN ESPAÑOLES, Manuel González Ayestarán 

8. REGIONALISMO BANAL Y “CONSTRUCTIVISMO” REGIONAL: LÍNEAS ETNOCULTURALES DESCARTADAS EN LA CONFORMACIÓN DE LA IDENTIDAD CASTELLANO VIEJA, Jaime Hervás Gómez 

9. NACIONALISMO BANAL Y DISCURSO SOBRE LA INMIGRACIÓN. EL CASO VASCO, Iker Iraola Arretxe 

10. GASTRONOMÍA Y NACIÓN ESPAÑOLA EN EL TALENT SHOW CULINARIO MASTERCHEF, Àlvar Peris Blanes 

11. MICHAEL BILLIG EN ESPAÑA. SOBRE LA RECEPCIÓN DE BANAL NATIONALISM, Alejandro Quiroga

12. ¿DISCURSO NACIONAL O DISCURSO NACIONALISTA? EL PCE EN LA CONSTRUCCIÓN DEMOCRÁTICA DE ESPAÑA, Vega Rodríguez-Flores Parra 

13. NOSOTROS SOMOS ASÍ. SOCIALIZACIÓN Y ESPAÑOLISMO BANAL EN EL OCASO DEL FRANQUISMO, José Carlos Rueda Laffond

14. CINE Y NACIÓN EN LA ESPAÑA DE LOS AÑOS VEINTE: LA CONSTRUCCIÓN DE UN DISCURSO PATRIO, Pablo Sánchez López 

15. NACIONALISMO BANAL Y PRIMER FRANQUISMO. UN ESTUDIO DE CASO EN LA PRENSA DIARIA: LA VANGUARDIA ESPAÑOLA Y ABCMarc Villanueva Miñana 

State of Nationalism. Una risorsa per i ricercatori del settore

FotoXStateOfNationalism

The State of Nationalism (SoN) fornisce una esauriente guida per lo studio del nazionalismo. Su questo sito si possono trovare recensioni critiche di temi chiave relativi all’argomento con link a dei database di bibliografie annotate. Il materiale pubblicato è scritto da esperti e sottoposto a referaggio, nonché open-source. La qualità dei testi pubblicati è al livello dei migliori manuali e articoli scientifici di questo settore di ricerca. I materiali vengono inoltre regolarmente aggiornati. Per incoraggiare una ricerca comparata e rilevante a livello teorico, gli articoli e le bibliografie sono organizzati per temi piuttosto che su particolari movimenti nazionali. SoN è un progetto sviluppato in cooperazione tra diversi soggetti di tutto il mondo. Esso è sostenuto congiuntamente da due istituti: la rete di ricerca NISE (National movements and Intermediary Structures in Europe) e la University of East London (UEL). Il progetto è inoltre condotto in partenariato con l’ASEN (Association for the Study of Ethnicity and Nationalism) e il CMRB (Centre for Research on Migration, Refugees and Belonging). Il direttore responsabile del progetto è il dr. Eric Taylor Woods.

X Congresso dell’Associazione Basca di Sociologia e Scienza Politica

AVSC-2015

 

I giorni 3 e 4 settembre si celebrerà il X Congresso dell’AVSP, l’Associazione Basca di Sociologia e Scienza Politica. Gli abstract, in castigliano o euskara, possono essere presentati fino al 15 maggio. Ogni partecipante potrà presentare un massimo di due comunicazioni mentre il limite di membri partecipanti per le comunicazioni collettive è di cinque. Qui in allegato tutta la documentazione informativa:

- Dossier del congresso, in euskara e castigliano

- Modulo di partecipazione, in euskara e castigliano

Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione Europea

All’interno della Sezione 10 dell’annuale Congresso della Società Italiana di Scienza Politica (SISP), dedicata agli “Studi regionali e politiche locali“, la nostra rivista co-organizza il Panel “Indipendentismo in Europa? Un ripensamento critico delle trasformazioni del regionalismo nell’Unione Europea”, curato da Adriano Cirulli e Carlo Pala e con Michel Huysseune come discussant. Questa XXIX edizione del congresso della SISP si svolgerà presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Calabria, dal 10 al 12 settembre. Gli organizzatori accettano proposte di papers fino al 20 maggio, sulla base del seguente Call for Papers.

Per Info: a.cirulli@uninettunouniveristy.net carlopala@uniss.it

Nonostante il fallimento del referendum indipendentista in Scozia e la situazione momentaneamente in stallo in Catalogna, la politica indipendentista in diverse regioni europee (Catalogna, Scozia, Paesi Baschi, Fiandre, tra le altre) è una presenza forte. Tuttavia, questa tendenza è al tempo stesso caratterizzata da una forte eterogeneità, soprattutto in termini di una prospettiva ideologica dei partiti indipendentisti, ma anche in termini di strategie da adottare per giungere all’indipendenza. Nel complesso la politica indipendentista, tuttavia, si è spostata da posizioni più radicali fino al cuore della vasta gamma delle differenti opzioni politiche. Queste tendenze necessitano ancora di studi maggiormente comparativi e di riflessioni teoriche, dato che spesso la visione comune porta a contraddirsi e attribuisce l’indipendentismo alle frange politiche più radicali, di destra come di sinistra.

Tra le dimensioni che caratterizzano le recenti trasformazioni del regionalismo, una che avrebbe bisogno di un’ulteriore riflessione riguarda la relazione tra questo processo e le crescenti tensioni centrifughe all’interno dell’Unione europea stessa. Mentre il regionalismo è di per sé una conseguenza della dinamica centro-periferia all’interno degli stati nazionali, la crescente importanza politica di dinamiche simili a livello europeo aggiunge ancora un’altra dimensione ai movimenti regionalisti e indipendentisti contemporanei che richiede un urgente bisogno di ulteriori approfondimenti. Nel contesto attuale, ad esempio, le giustificazioni per l’indipendenza possono essere letti come esemplificazione di un cosiddetto “regionalismo dei ricchi”, il quale può essere posto in relazione con il rifiuto della solidarietà tra Paesi e regioni più ricchi e quelli meno privilegiati in Europa (nel caso delle Fiandre) o entrano in conflitto con esso (Lega Nord in Italia). Più in generale, il contesto attuale, problematico, dell’integrazione europea aumenta la rilevanza del contesto europeo per i partiti indipendentisti, da cui discende l’importanza della loro visione sull’Europa e sull’integrazione europea.
Vorremmo proporre dunque un’indagine sulle varie articolazioni delle identità regionali in Europa, che ne esplori la loro pluralità e diversità, e che ne indaghi le recenti trasformazioni. Accogliamo con favore in particolare contributi
a) che esplorano come i partiti regionalisti, independentisti o meno, integrino la crescente polarizzazione centro-periferia dell’Unione europea nella loro prospettiva politica
b) che analizzano i discorsi politici prodotti negli ultimi anni da partiti autonomisti e indipendentisti durante le elezioni locali, nazionali ed europee, così come durante i referendum o le consultazioni sull’indipendenza
c) che offrono una rilettura critica dei discorsi regionali dominanti “europeizzati”, analizzando le loro premesse ideologiche, mettendo in evidenza i loro silenzi e le contraddizioni interne
d) che esplorano come i movimenti regionalisti, indipendentisti o meno, hanno ripensato l’Europa e l’integrazione europea negli ultimi anni
e) che studiano l’impatto dell’interazione delle dinamiche centro-periferia nazionali ed europee sui partiti regionalisti e sui movimenti indipendentisti
f) che analizzano le articolazioni contemporanee dell’identità regionale in Europa da una prospettiva comparata.
I papers possono essere presentati in italiano, inglese, francese e spagnolo
I paper selezionati saranno considerate ai fini di una pubblicazione per un libro di prossima uscita a cura della rivista italiana “Nazioni e Regioni – Studi e ricerche sulla comunità immaginata”.

“Independence in Europe? A Critical Reassessment of Transformations of Regionalism in the European Union”

Notwithstanding the failure of the pro-independence referendum in Scotland and the momentarily stalled situation in Catalonia, pro-independence politics in several European regions (Catalonia, Scotland, the Basque country, Flanders) remain a vigorous political presence. However, this trend is at the same time characterized by its strong heterogeneity, especially in terms of the ideological outlook of pro-independence parties but also in terms of strategies towards independence. Overall, pro-independence politics nevertheless have moved from the radical margins to the mainstream of the political spectrum. These trends are yet in need of more comparative studies and theoretical reflections, since they often contradict previously held views that affirmed the accommodation of regionalism within a European multi-level framework and associated pro-independence politics with the radical (right or left) fringes of politics.
Amongst the dimensions that characterize recent transformations of regionalism, one that is urgently in need of further reflection concerns the relation between this process and the increasing centrifugal tensions within the European Union itself. While regionalism is itself a consequence of the centre-periphery dynamics within national states, the increasing political saliency of similar dynamics at the European level add yet another dimension to contemporary regionalism and independence movements that is in urgent need of further exploration. In the present context, for example, justifications of independence may be read as exemplifying a “regionalism of the rich”, which may interact with the rejection of solidarity between richer and less privileged countries and regions in Europe (Flanders) or enter into conflict with it (Lega Nord in Italy). More in general, the present problematic context of European integration increases the salience of the European context for pro-independence parties, and hence the importance of their vision on Europe and European integration.
We would like to propose an investigation of articulations of regional identities in Europe that explores their plurality and diversity, and investigates their recent transformations. We welcome in particular contributions
a) That explore how regionalist parties, pro-independence or not, integrate the increasing centre-periphery polarization of the European Union in their political outlook
b) That analyze the political discourses produced in the last years by autonomist and pro-independence parties during local, national and European elections, as well as during independence referenda or consultations
c) That offer a critical rereading of dominant “Europeanized” regional discourses, deconstructing their ideological premises, highlighting their silences and internal contradictions, and the discourses on significant Others they imply
d) That explore how regionalist movements, pro-independence or not, have been re-thinking Europe and European integration in recent years
e) That explore the impact of the interaction of national and European centre-periphery dynamics on regionalist parties and pro-independence movements
f) That analyze contemporary articulations of regional identity in Europe from a comparative perspective.
Papers can be submitted in the following languages: Italian, English, French and Spanish
The selected papers will be considered for the publication in a forthcoming edited book for a series promoted by the Italian scientific Journal “Nazioni e Regioni – Studi e ricerche sulla comunità immaginata” (www.nazionieregioni.it)

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