Zapruder 2013

 Storie in movimento  & «Zapruder»

  organizzano

il Nono SIMposio estivo di storia della conflittualità sociale

25-28 luglio 2013

Hotel “Il lago da una nuvola”

Monte del Lago, Magione (Perugia)

 

Presentazione

Il SIMposio nasce all’interno dell’associazione Storie in movimento come occasione di confronto e discussione che si affianca alla rivista «Zapruder». Esperienza originale in un panorama sempre più asfittico, il SIMposio è pensato come un laboratorio che mira a rimettere in comunicazione luoghi e soggetti diversi attraverso cui si articola la produzione del sapere storico. Liberare e far circolare i saperi in uno spazio di discussione critica comune e orizzontale: questa è la nostra scommessa politica.

Il SIMposio è immaginato in modo pluridimensionale. Durante quattro giornate affronteremo diversi snodi storiografici in una rara occasione di confronto interdisciplinare dove però l’elaborazione collettiva del sapere non è mai disgiunta dalla sua dimensione politica ma anche ludica: ci riuniremo infatti in un ambiente ideale, circondati dalla natura e con a disposizione una struttura ricettiva solitamente destinata allo svago. In questo senso, il SIMposio è un’opportunità per incontrarsi, discutere e divertirsi.

Il SIMposio di quest’anno si apre con un dialogo di respiro internazionale giocato sulla tensione fra “trasformazione” e “rivoluzione” che attraversa la pratica teorica dei movimenti femministi e lgbtqi. La sera sarà invece il momento del “sogno e combattimento” con la musica di Marco Rovelli. Nella giornata di venerdì ci concentreremo sul Novecento in due diversi dialoghi: la mattina sul tema dell’immaginario e delle immagini che ne costituiscono il tessuto, mentre il pomeriggio tematizzeremo un confronto fra nazionalismi europei. La mattina del sabato sarà dedicata alla prima edizione di un laboratorio annuale sulle fonti che inizia quest’anno con una riflessione sull’uso delle interviste nella ricerca etnografica. Il sabato si chiude con un dialogo che esplora il concetto della “classe” a partire da un recente libro di Andrea Cavalletti. La domenica, come ogni anno, ci saluteremo con un’assemblea fra tutte le persone che hanno preso parte a questa edizione del SIMposio.

 

Programma

Giovedì 25 luglio

13.30-15:00 Arrivo, registrazione e sistemazione dei/delle partecipanti

15:00-15:30 Saluti e presentazione dei lavori del SIMposio

15:30-19.00 Primo dialogo Transformations without revolution? Come femminismi e movimenti lgbtqi hanno cambiato il mondo

Introducono: Elena Petricola e Vincenza Perilli

Dialogano: Valeria Ribeiro Corossacz, Elisabetta Donini, Cesare Di Feliceantonio, Sara Garbagnoli e Pia Covre

20:00-24:00 Cena e recital musicale “Inattitudine di sogno e di combattimento” di Marco Rovelli

 

Venerdì 26 luglio

08:00-09:30 Colazione

09:30-13:00 Secondo dialogo Immagini/Immaginario. Per un’iconologia del presente

Introduce: Vanessa Roghi

Dialogano: Damiano Garofalo, Luca Peretti, Giorgio Vasta e Marco Rovelli

13:30-14:30 Pranzo

15:30-19:00 Terzo dialogo Nazionalismo e rivoluzione nel XX secolo. Autodeterminazione nazionale e conflitti sociali tra passato e futuro

Coordina: Paolo Perri

Dialogano: Fabio de Leonardis, Francesca Zantedeschi, Francesco Sedda, Andrea Geniola, Adriano Cirulli e Marco Laurenzano

20:00-23:30 Cena

 

Sabato 27 luglio

08:00-09.30 Colazione

09:30-13:00 Laboratorio sulle fonti Etnografia

Coordina: Sabrina Marchetti

Dialogano: Silvia Cristofori, Paolo De Leo e Andrea Priori

13:30-14:30 Pranzo

15:30-19:00 A partire da un libro Classe” di Andrea Cavalletti (Boringhieri 2009)

Coordina: Andrea Brazzoduro

Dialogano: Andrea Cavalletti, Christian De Vito, Rudy Leonelli e Franco Milanesi

20:00-24.00 Grigliata (non solo carne) e a seguire festa di chiusura con musica

 

Domenica 28 luglio

08:00-10.30 Colazione

10:30-13:00 Assemblea finaleIdee e proposte per il prossimo SIMposio

Coordina: Eros Francescangeli

Dialogano: i/le partecipanti alla nona edizione del SIMposio

13:30-14:30 Pranzo e, a seguire, partenza dei/delle partecipanti

 

Partecipano inoltre ai dialoghi: Stefano Agnoletto, Francesco Altamura, Luigi Ambrosi, Sandro Bellassai, Margherita Becchetti, Fabrizio Billi, Angelo Bitti, Luca Bufarale, Gino Candreva, Roberto Carocci, Salvatore Cingari, Mario Coglitore, Francesco Corsi, Emanuela Costantini, Ippolita Degli Oddi, Elena De Marchi, Beppe De Sario, Monica Di Barbora, Steven Forti, Damiano Garofalo, Paola Ghione, Chiara Giorgi, Federico Goddi, Ilaria La Fata, Antonio Lenzi, Antonella Lovecchio, Marilisa Malizia, Lidia Martin, Mauro Morbidelli, Cristina Palmieri, Chiara Pavone, Santo Peli, Cristiana Pipitone, Paolo Raspadori, Luisa Renzo, Ferruccio Ricciardi, Ilenia Rossini, Marco Scavino, Laura Schettini, Ivan Severi, Giulia Strippoli, Andrea Tappi e Andrea Ventura.

 

 

Nazionalismo e rivoluzione nel XX secolo.

Autodeterminazione nazionale e conflitti sociali tra passato e futuro

 

L’idea di una discussione sui complessi rapporti intercorsi tra nazionalismo politico e tendenze rivoluzionarie nel corso del XX secolo, nasce dalla volontà di colmare la lacuna storiografica denunciata da Benedict Anderson, quando ammonì gli studiosi del marxismo di aver sempre volutamente trascurato questi temi. “Il nazionalismo, scriveva Anderson, è stato una scomoda anomalia per la teoria marxista e, proprio per tale motivo, è stato escluso più che affrontato”. Nonostante Marx ed Engels rivendicassero, assieme all’emancipazione economica del proletariato, l’emancipazione delle nazioni oppresse – e avessero più volte chiarito (Lavoro salariato e capitale; Manifesto del partito comunista) l’importanza di quest’ultima per la storia del proletariato – il nazionalismo ha sempre rappresentato una sorta di tabù per la storiografia marxista.

I padri del comunismo scientifico ribadirono nel Manifesto del partito comunista che «la storia di ogni società sinora esistita è la storia delle lotte di classe». Il passaggio dal singolare al plurale fa chiaramente intendere come quella tra proletariato e borghesia sia solo una delle lotte di classe possibili e rinvia alla molteplicità delle configurazioni che, in determinate circostanze, la lotta di classe può assumere, compressa quella specifica di “lotta nazionale”. La lotta di classe, infatti, non si limita mai a coinvolgere esclusivamente i soggetti direttamente antagonisti ed è proprio grazie a questa mancanza di “purezza” che può sfociare in una rivoluzione sociale vittoriosa. La storia dei nazionalismi periferici ce ne fornisce un ottimo esempio.

I primi casi di “contaminazione” tra nazionalismo e socialismo rivoluzionario sono riconducibili alla fine del XIX secolo, ma sarà a partire dagli anni Sessanta del Novecento che settori consistenti dell’universo nazionalista, nelle cosiddette nazioni senza stato, abbracceranno posizioni di sinistra, quando non apertamente rivoluzionarie. Superando le posizioni populiste, largamente diffusesi tra le due guerre, e attribuendo una crescente importanza all’oppressione economica come fattore di disgregazione della comunità nazionale, nuovi e più radicali movimenti politici ruppero definitivamente con il nazionalismo unanimista e interclassista, sostituendo al concetto di nazione oppressa quello, meno generico, di popolo colonizzato. Questi movimenti associarono alla riscoperta delle tradizioni propriamente culturali, rivendicazioni di tipo economico e sociale che li posero in competizione con gli stessi partiti nazionalisti di lungo corso e con i partiti tradizionali della sinistra, che spesso sopravanzarono sul terreno della rappresentanza di classe. In alcuni casi ciò comportò un sensibile aumento della conflittualità sociale e della violenza politica, mentre in altri il coinvolgimento diretto nella lotta per l’autodeterminazione di gruppi sociali più ampi ed eterogenei (operai, giovani studenti, gruppi d’intellettuali, esponenti della piccola borghesia urbana, contadini).

Per approfondire e rilanciare la discussione sulla molteplicità delle identificazioni politiche possibili e, soprattutto, sulla capacità del nazionalismo di combinarsi, in situazioni e casi specifici, con le più diverse ideologie politiche, si prenderanno in analisi casi diversi allargando la comparazione oltre i confini dell’Europa occidentale. Partendo dall’evoluzione ideologica e strategica della Izquierda Abertzale basca proposta da Adriano Cirulli e Marco Laurenzano, ci si concentrerà sulla sintesi ideologica, discorsiva e strategica tra la rivendicazione indipendentista e l’obiettivo della rivoluzione socialista nel caso basco. Andrea Geniola, invece, ricostruirà i momenti e i contenuti essenziali dell’indipendentismo pancatalanista, attraverso le sue due caratteristiche principali, di movimento di rinnovamento critico del catalanismo storico e di movimento di liberazione nazionale su base linguistico-culturale. Francesca Zantedeschi, poi, si concentrerà sull’influenza esercitata dalla diffusione del pensiero anticolonialista e dalle lotte dei movimenti di decolonizzazione del Terzo Mondo sul nazionalismo occitano, che ne modificarono obiettivi e metodologie di mobilitazione. Franciscu Sedda, invece, analizzerà il caso della Sardegna, comunemente considerata una “nazione mancata” proprio come l’Occitania, svelando le contraddizioni di un’isola caratterizzata dalla diffusione di un forte sentimento identitario tra la popolazione incapace, però, di esprimere un nazionalismo politico forte. Infine, Fabio de Leonardis, presenterà il caso della Georgia, ex repubblica sovietica, che raggiunta l’indipendenza nel 1991 si è trovata a dover fare i conti con il nazionalismo promosso dal regime autoritario guidato da Gamsakhurdia, che si distinse per il suo etnocentrismo e il suo sciovinismo nel rapporto con le minoranze osseta e abkhaza, provocando due sanguinose guerre civili e la secessione de facto di Abkhazia e Ossezia del Sud. Un punto di vista, questo, che ci permette di analizzare le contraddizioni e i rischi insiti in un messaggio nazionalista di tipo escludente che ha fatto dell’identità georgiana il luogo di un’accanita lotta ideologica.

I temi e gli argomenti proposti, pertanto, da un lato, dimostrano la fallacità delle teorie che volevano il nazionalismo politico, e la sua capacità di mobilitare, quali aspetti residuali della storia contemporanea, dall’altro, ci aiutano a colmare quel gap interpretativo e storiografico denunciato da Benedict Anderson, approfondendo così lo studio del nesso esistente tra emancipazione nazionale ed emancipazione sociale che ha tanto condizionato la storia dei nazionalismi periferici nel XX secolo. L’occasione per dibatterne insieme ci è stata offerta dal Nono SIMposio Estivo di Storia della Conflittualità Sociale, organizzato da Storie in Movimento e Zapruder. Il dialogo “Nazionalismo e Rivoluzione nel XX secolo” si terrà, infatti, il prossimo 26 luglio alle 15.30, presso l’Hotel “Il lago da una nuvola” a Monte del Lago, Magione (Perugia), e rappresenta un ottimo momento di confronto e dibattito tra studiosi e appassionati di storia e non solo.

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