On line il numero 7/2016 di “Nazioni e Regioni”

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Con l’uscita del numero 7/2016 “Nazioni e Regioni”, disponibile qui in open access in versione Pdf, entra nel suo terzo anno di vita presentando una rivista consolidata che utilizza il sistema di referaggio doppio esterno anonimo. Per celebrarlo ci presentiamo con una nuova veste grafica e, grazie alla collaborazione e disponibilità della “New Left Review”, la sezione “Testi” offre un inedito in italiano di Benedict Anderson, “Nazionalismo occidentale e nazionalismo orientale. Sono davvero diversi?”. Partendo da Taiwan, l’articolo sviluppa una serie di riflessioni sulla storia dei nazionalismi di tipo creolo, ufficiale, linguistico e a lunga distanza in Asia e in Europa, e sulle loro implicazioni per la Cina. Dopo una indagine comparata di vari esempi e modelli di queste varietà di nazionalismi, viene sostenuto che una netta e inequivocabile distinzione tra nazionalismo asiatico ed europeo è priva di qualsivoglia validità scientifica. Nella sezione “Rassegne e Dibattiti” pubblichiamo invece il testo di Katarzyna Stoklosa “Il processo di abbattimento e di ripristino delle frontiere in Europa“.

Grande varietà tematica e disciplinare in questo numero per quanto riguarda la sezione “Studi”:

- Fabio De Leonardis, NAZIONALIZZARE KAZAN’: ARCHITETTURA E NAZIONALISMO TATARO NELLA CAPITALE DEL TATARSTAN (1991-2010). Alla fine degli anni Ottanta in Tatarstan si diffuse e divenne egemonico un discorso politico nazionalista incentrato sulla necessità della riaffermazione culturale della ‘nazione tatara’ e sulla rivendicazione di una maggiore autonomia e sovranità. L’articolo mostra come la leadership repubblicana abbia cercato con successo di appropriarsene selettivamente, onde da un lato dare legittimità alla richiesta di una maggiore autonomia da Mosca, alle nuove istituzioni e al proprio sistema di potere, dall’altro estromettere i nazionalisti più radicali. L’articolo si focalizza in particolare sul ruolo cruciale svolto in questi sviluppi dal rimodellamento del paesaggio urbano e architettonico di Kazan’, e su come la sua conseguente, parziale ‘tatarizzazione’ sia stata il risultato di un compromesso tra le istanze nazionaliste tatare e la necessità di evitare lo scontro con Mosca e con la popolazione ‘etnicamente russa’ della repubblica.

- Marie-Ange Grégory, PROVINCE/DIPARTIMENTI VS. REGIONI: LA CONTROVERSIA SUL LIVELLO INTERMEDIO IN ITALIA E FRANCIA. Le politiche di riduzione della spesa pubblica condotte a partire dalla crisi finanziaria del 2008 hanno funto da fattori scatenanti di tutta una serie di riforme territoriali in Europa. Se il potere regionale è più marcato in Italia che in Francia, la questione della struttura territoriale reticolare si è posta in termini simili. Questo articolo ritorna sugli argomenti della controversia sulla soppressione del livello intermedio (province e dipartimenti) e sulla natura dei blocchi politici che contribuiscono alla sua conservazione (perlomeno come circoscrizione statale).

- Matthias Scantamburlo, PARTITI E AUTODETERMINAZIONE IN SÜDTIROL/ALTO ADIGE: COMPETIZIONE ETNICA E STRATEGIE DEI PARTITI TRA AUTONOMIA E SECESSIONE. Dalla chiusura della vertenza sulla «questione sudtirolese» nel 1992, la politica etnica in Alto Adige/Südtirol ha subìto profondi cambiamenti. Il sistema consociativo, implementato per attenuare tendenze centrifughe, da allora ha iniziato a perdere il proprio equilibrio a causa delle pressioni secessioniste provenienti dall’arena intra-etnica tedesca. Adottando una prospettiva strategica verso l’autodeterminazione, il presente contributo analizza l’evoluzione delle strategie dei partiti etnoregionalisti sudtirolesi sulla dimensione territoriale ed europea della competizione elettorale. In linea con le nuove ricerche sulle strategie dei partiti viene dimostrato che i partiti etnici non solo possiedono le capacità strategiche di assumere posizioni riguardo a diverse dimensioni della competizione, ma anche di riformularle in chiave nuova. Mentre la saliente competizione etnica in Sudtirolo ha portato ad un nuovo frame territoriale, il consenso proeuropeo ha assunto le sembianze di un conflitto posizionale.

- Marta Villaseca-Soler e Javier Contreras-Becerra, EMIGRAZIONE ANDALUSA E NAZIONALISMO: IL PSA IN CATALOGNA (1976-1984). Le origini dell’estinto Partido Andalucista (PA) risalgono al 1965. Negli anni Settanta gli andalusisti promossero l’autogoverno per l’Andalusia ed elaborarono una proposta basata sulle idee di Blas Infante, la teoria della dipendenza, il socialismo autogestionario e il personalismo cristiano. Dopo la costituzione del PSA si estesero in Catalogna in un contesto politico molto complesso. Con l’obiettivo di rappresentare gli interessi degli immigrati andalusi, si presentarono con successo nelle elezioni catalane del 1980.

Il numero si completa con le recensioni dei libri di Robert D. Crews, “Afghan Modern: The History of a Global Nation”; Uxío-Breogán Diéguez Cequiel, “Nacionalismo galego aquén e alén mar. Desarticulación, resistencia e rearticulación (1936-1975)”, Géraldine Galeote, Maria Llombart Huesca e Maitane Ostolaza (eds.), “Emoción e identidad nacional: Cataluña y el País Vasco en perspectiva comparada”, Deborah Paci, “Corsica fatal, Malta baluardo di romanità. L’irredentismo fascista nel mare nostrum (1922-1942)”, Ron Palenski, “The Making of New Zealanders” ed Enric Pujol e Queralt Solé (eds.), “Una memòria compartida. Els llocs de memòria dels catalans del nord i del sud”.

 

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